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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Rubriche

“Maillavoronò”

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Su alcuni diari scolastici di qualche anno fa, quando Lupo Alberto era ancora tra i personaggi preferiti dai ragazzi, ci si poteva imbattere nell’ironica immagine del curioso animale, nato dalla matita di Silver, che scappava su una didascalia ben precisa: “Il lavoro mi perseguita, ma io sono più veloce”. Quanti oggi preferirebbero invece farsi investire in pieno da quello che un tempo si considerava un diritto ed attualmente prende sempre di più i connotati del privilegio? Io per prima starei immobile sulle rotaie in attesa che il treno dell’operar faticando mi colpisca, scaraventandomi nel mondo del “fare ed essere retribuiti per quello che si fa”.
Fino ad ora ho conosciuto solo quello del “fare, fare molto, essere sfruttati, e forse ricevere qualcosa di tanto in tanto per ingannare le proprie speranze”. Quel qualcosa il più delle volte è una pacca sulla spalla, un “grazie” rubato, una gloria effimera che per un attimo appaga l’ego ma poi in mano non ti lascia niente di concreto. Ed è soprattutto con il concreto che si costruisce una casa, si pagano le bollette, si mantiene una famiglia (d’altra parte i “due cuori e una capanna” non funzionano più da un pezzo, nemmeno nei romanzi rosa).

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Non abbiate paura - La rivoluzione di Karol

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1. “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: “...perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Queste erano parole di Fede.
Esse segnano l’inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio. Da allora, da tale confessione di Fede, la storia sacra della salvezza e del Popolo di Dio doveva acquisire una nuova dimensione: esprimersi nella storica dimensione della Chiesa. Questa dimensione ecclesiale della storia del Popolo di Dio trae le sue origini, nasce infatti da queste parole di Fede e si allaccia all’uomo che le ha pronunciate: “Tu sei Pietro – roccia, pietra – e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa”.

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Segni

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Domenica mattina, una delle tante, o forse no. Noto le differenze, Settimana Enigmistica docet, sul sedile della mia auto: accanto al consueto giornale, oggi appaiono un ramoscello di ulivo ed una tessera elettorale. Un atteso e sperato sole primaverile li illumina, come un prepotente "occhio di bue" che ruba l'attenzione di chi distrattamente guarda la scena. Tre segni bastano a condensare la prorompente psichedelia, a tratti insostenibile, di questa domenica. Sono tre finestre su altrettanti mondi, inscatolati come in una matrioska: il piccolo concreto mondo intorno a noi, l'impalpabile mondo lontano da noi, l'ineffabile mondo sopra di noi.
Stancamente, spendo il mio gettone elettorale per scegliere della musica da un jukebox ormai rotto. Affogo nella retorica e nell'ipocrisia di ciò che leggo, segno e causa di un già visto e già sentito che disarma. Guardo le palme d'ulivo e percepisco che un'altra Settimana Santa è alle porte, densa di segni nei quali crogiolarsi; e constato amaramente come non basti questo a renderci migliori.

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Tu che ancora non sai

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Tutti la coccolano, si commuovono mentre la abbracciano. Sarà madre, la tua. Ma, in fondo, lo è già, anche se non avverte la tua presenza, anche se il punto piccolissimo che ora sei nel suo ventre che già si modifica lentamente per accoglierti, non può ancora farle sentire con i calci la sua voglia di venire al mondo.
La tua mamma ha ancora a malapena fatto i conti con la gioia di una notizia che cambia le prospettive della vita ed ha già paura. “Una preoccupazione ereditata da un piacere va tenuta d’occhio” ma come le si può dare torto? Non puoi ancora vedere ciò che invece i suoi occhi scrutano ogni giorno da quasi trent’anni. Il dolore la fa da padrone. Lo trovi in ogni angolo, lo scorgi in tutte le case. La premura di tua madre farà di tutto per non fartelo conoscere ma la vita te lo presenterà ad ogni costo.
Allora la tua forza potrà essere soltanto il tuo animo, se si farà cercatore di bene. I genitori danno l’esempio, mettendoci dentro tutto il loro amore, ma i figli spesso lo ignorano fidandosi magari di facce sorridenti appese ai muri della città. Sai quante ce ne sono in questo periodo tra le nostre strade? Sai quanti di quei denti bianchi ed in vista sono solo frutto delle “magie” del fotoritocco? Quasi una carta d’identità dell’inganno. Sai quanti slogan sono stati preparati per mescolare la solita brodaglia con un cucchiaio che avesse un quid di originalità? Ma se a reggerlo sono sempre gli stessi, dov’è la novità?

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"All'improvviso viene voglia di cantare..."

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Se mai un giorno dovessi arrivare alla fatidica decisione di sposarmi, vorrei che “i topini di Cenerentola” cucissero per me un abito come quello che Rania di Giordania indossava sul palco dell’Ariston lo scorso 17 febbraio. Ma per ricreare tanta eleganza, ben lontana dall’essere dettata solo da stoffa e modello, ci vorrebbe più di una semplice magia. La regina è senza dubbio il diamante incastonato nell’ultimo zero del “2010” del logo del festival sanremese appena concluso.
Quel colloquio cordiale tra la presentatrice Antonella Clerici e la moglie di re Abd Allah II di Giordania, tra simpatia e classe, ha portato nelle case degli italiani un momento piacevolissimo di sogno e di ascolto di una donna che si è dimostrata più vicina alla gente di quanto si potesse immaginare.

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