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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Pudore.

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22_Pudore 22_Pudore Ho posato per un servizio fotografico. Chi l'avrebbe detto? Io non ci avrei messo di certo la mano sul fuoco, da sempre restia a farmi scrutare da un obiettivo. Eppure, è stata un'esperienza nuova, per molti versi interessante, a tratti dolorosa. Sì, dolorosa. Non si è trattato di fare un "sorriso per la stampa", bensì di interpretare un'idea, un sentimento, un fervore che la fotografa covava in seno.

È in quel momento, quando comprendi che un ritratto artistico va oltre il semplice scatto per poter raccontare una storia in uno sguardo e un desiderio in un gesto, è proprio in quell'istante che il tuo pudore è pronto a dare spazio a un messaggio forte. In un attimo la bellezza di una composizione si mescola alla rabbia di una violenza che si può subire e a quella di una fuga che può essere ardua da attuare. La trappola della rete cela una nudità parziale che non si presenta mai volgare, anzi, si fa intravedere indifesa.
"Il pudore si addice a tutti: bisogna tuttavia saperlo vincere, pur senza mai perderlo", tuonava Charles-Louis de Montesquieu. Io non l'ho perso, l'ho in qualche modo superato per gridare silenziosamente quanto per ogni donna sia necessario conservarlo e proteggerlo da mani che a volte, senza pietà, si mostrano ingorde di sporcizia travestita da piacere.
Che poi questi scatti vengano consegnati per un esame di fine corso a una scuola di fotografia di alto livello, interessa poco. È la possibilità di dire qualcosa anche senza parlare ad acquisire valore.
Se davanti a immagini simili qualcuno mi ha giudicata in preda a un folle cambiamento di personalità, trattenere il sorriso mi è difficile. Un sorriso amaro per chi, ancora una volta, basa i suoi giudizi sulle proprie convinzioni, senza chiedersi un perché, senza andare a fondo e scoprire le ragioni di un'azione.
So che a molti la scrittura in prima persona non piace, ma ci sono realtà per le quali mettersi in gioco, usando esempi concreti e vissuti sulla propria pelle, è senza dubbio la cosa migliore, perché non si parla di aria fritta da altri, bensì di esperienze che si conoscono davvero.
Questo "strabismi" è un umile invito alla prudenza nel giudicare gli altri che spesso, dietro una parola o a un modo di apparire, hanno un mondo intero di cui sono gelosi, paure, delusioni e ansie che si portano nel cuore a ogni passo, anche quando provano a farsi scudo con una debole spavalderia. Sono le persone sensibili che l'ipocrisia si mangia a colazione, ma che risultano indigeste quando fanno vedere di avere un animo più grande e puro di quello di coloro che, con troppa leggerezza, hanno sentenziato una metamorfosi assurda e diabolica.
Attenzione! Forse il diavolo si sta divertendo a dare fiato alle vostre bocche senza scrupoli.

 

(Per vedere l'immagine al meglio si consiglia di cliccare sulla foto)


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