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L'opinione

Alekos Panagulis. Non accettare supinamente la democrazia

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Ha il volto di un Gesù Cristo crocifisso dieci volte e sembra più vecchio dei suoi 34 anni. Perché parlare di Alekos  Panagulis? Probabilmente perché qualche volta è bene ricordare  uomini singolari   o perché parlare di lui è parlare di oggi in qualche modo.

Di scriverne  la biografia non mi importa molto, la si può trovare un po’ dappertutto, quello che conta è riuscire un minimo a parlare dell’uomo , di un democratico che credeva nella democrazia , tanto da rifiutare di arruolarsi nell’esercito della Grecia dei colonnelli, attentare alla vita del tiranno, rifiutarne la grazia, e passare cinque anni in prigione di cui tre e mezzo nella famosa tomba di Boiati.

Essere torturato, superare la pazzia, scrivere poesie con un fiammifero  e il proprio sangue, per arrivare a un’ Itaca più lontana. Per essere un uomo che ama l’umanità e l’umanità libera. Strano a dirsi ma fu ammazzato dalla democrazia, dalla democrazia restaurata che nascondeva in seno i complici del vecchio sistema, i soliti nomi, i vecchi torturatori, le facce ben camuffate,i soliti collusi. Come il ministro della difesa Averoff.

Forse perché solo chi ha sofferto l’oppressione poi pretende la vera libertà, e non un semplice palliativo, pretende la verità e la trasparenza e non si accontenta di un semplice passo avanti, di una pseudo-democrazia, di un giocattolo per far contenti i bambini.

E cosi proprio quando, dopo esser riuscito ad ottenere in modo rocambolesco documenti accertanti  le responsabilità tra alcuni politici della nuova democrazia e la giunta dei colonnelli, ne inizia la pubblicazione muore misteriosamente , sbandando con la sua vettura.

 Ma quello che ci rimane di lui è il sorriso malinconico di chi sa che la libertà non deve essere mai considerata un diritto definitivo e acquisito, che quando ci si accontenta si sta già perdendo, che il finto rispetto delle regole, i mancati cambiamenti camuffati, vanno denunciati e gridati a voce alta

Che la democrazia va seguita da vicino, va vissuta e non accettata supinamente.

E non solo in Grecia.

Gianluca De Donno

Piero Zurico. Da ombelico a deretano del Salento

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Galatina si sta imbarbarendo sempre più. E’ una città dove è ormai difficile anche poter fare il proprio lavoro dignitosamente e onestamente.
Una città allo sfascio, al degrado, una città in cui ormai sono in tanti, spesso in maniera vigliacca e subdola, a sentirsi autorizzati a scavalcare steccati giuridici, porsi al di fuori ed al di sopra di ogni legge e ciò grazie anche all’omertà ed alle omissioni di controlli sul territorio.
Assistiamo quotidianamente all’abbandono di materiale di risulta di vario tipo e genere presso i cassonetti ubicati nelle zone periferiche della città.
Ruote, lavandini, televisori, Pc, bidet, ci sta di tutto e gli stessi continuano a sentirsi autorizzati a farlo perché sanno di poterlo fare impunemente, perché nessuno nel proprio campo di competenza decide di agire, di prendere il toro per le corna e dire basta una volta per tutte facendo e facendo fare a tutti il proprio dovere, quello per cui si è pagati.

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