Fai!

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Mario Monti Mario Monti Siamo in un periodo di disoccupazione tragica e, dove il lavoro c'è, esso è precario in nome di una non monotonia, di un continuo cambiamento dell'attività lavorativa. A parte il fatto che manca un'adeguata mobilità del lavoro, come può un uomo o una donna possedere numerose qualità manuali e/o intellettuali capaci di far svolgere mansioni diverse tra loro nell'arco di una carriera? E poi, un solo lavoro non è mai monotono perché nasconde in sé molteplici sfumature che solo con l'esperienza vengono scoperte, apportando un interesse sempre maggiore a ciò che si è scelto di fare. Il posto fisso è una garanzia economica ma anche psicologica, perché non crea l'ansia di una continua ricerca dei mezzi di sostentamento. Ma la caccia al lavoro adesso sta diventando un affanno deludente e mortificante perché la competenza e il merito vengono snobbati da una presuntuosa visione di vaghezza, dove regna il potere della sottomissione, dell'umiliazione e, la forza lavoro viene sminuita togliendo ad essa il diritto di produrre e conseguentemente, di progettare un futuro in cui la famiglia, da valore irrinunciabile, diventa un'opportunità molto incerta.
Tornando alla dichiarazione di Monti, quella della monotonia del posto fisso, essa potrebbe essere accettata solo se il desiderio o la volontà di cambiare lavoro, è accompagnato da una versatilità qualificata e titolata. E ciò vale in pochi contesti. Ma come fa per esempio un cardiologo a diventare psichiatra nel giro di poco tempo? O un avvocato a diventare commercialista? O un professore di lingue straniere ad insegnare matematica? Le specializzazioni servono per garantire una certa perfezione su un determinato campo e magari, chi ne ha più di una, può anche spostarsi adeguatamente in più settori mantenendo una certa abilità non improvvisata ma certificata. Ma i giovani laureati o no, che vegetano in attesa di un'ondata di offerte di lavoro, come devono comportarsi? Devono FARE! Anche se non guadagnano devono impegnarsi in qualcosa che giace nel loro animo e sfruttarlo con la massima energia.
Che si scrivano poesie o si intagli il legno o si dipingano quadri o si riparino oggetti o si suoni uno strumento musicale, tutto questo serve per potenziare lo spirito e metterlo in condizioni di rendere vivace e pronta la mente e far nascere un talento capace di farsi notare. In questa condizione di miseria o povertà crescente, bisogna non arrendersi alla pigrizia, ma si deve rendere la mente sempre più acuta e critica in modo da rivoluzionare con la logica, la cultura e la conoscenza dei propri diritti, uno Stato moscio o interessato a fenomeni non costituzionali, le cui leggi allontanano il rapporto tra legalità e uguaglianza, confinando quest'ultima ad una libera interpretazione del pensiero ipocritamente democratico.
Ovviamente, l'alternativa alle rapine, ai furti e ad ogni tipo di criminalità, è il giusto compenso di un lavoro onesto. E non a caso l'articolo 1 della Costituzione italiana dichiara che: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". E all'articolo 4 si dice che: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". E ancora: "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società". Visto che la Costituzione è lo scheletro dell'intero corpo legislativo, non si può non concentrare le forse di governo verso l'attuazione di quei principi fondamentali che sono stati voluti per difendere i diritti più urgenti, la cui mancanza, produce disordine, violenza e disperazione. Noi dobbiamo sperare ad un elastico cambiamento di idee politiche capaci di creare lavoro e di renderlo sicuro, tenendo conto delle competenze pretese. In attesa che si crei una rilevante offerta di lavoro che permetta di far "respirare i cittadini autonomamente senza rubare l'aria altrove o morire per asfissia", io dico una cosa a me stesso e la rivolgo a chiunque altro: FAI!