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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

L'altra metà del mondo muore a causa della nostra opulenza anche in tempo di crisi

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la-fame la-fame Ho assistito al programma Report del 18/12 su Rai 3 (lo si può rivedere cercando "Report" e cliccando sul servizio del 18/12), nel quale si descrive un fenomeno secondo me raccapricciante che si stà verificando a seguito della Direttiva europea n. 28/2009, che obbliga gli stati che ne fanno parte ad approvvigionarsi, entro il 2020, di fonti energetiche rinnovabili per una quota del 10/%, dato che il petrolio si va esaurendo. Non mi dilungo sui particolari, dato che se ne può avere contezza accedendo direttamente al servizio citato. Fatto stà che, poiché per la produzione di biocarburante servono immense estensioni di terreni i quali non solo in occidente costano troppo, ma verrebbero sottratti alla coltivazione di cibi (cosa che, di fatto, sta già avvenendo), le società che si occupano della produzione di biocarburanti hanno pensato bene, seguendo ovviamente le leggi di mercato, di andarseli a prendere laddove costano praticamente nulla e, gurdacaso, dov'è questo posto? Ma è ovvio: è l'Africa, il continente notoriamente più sfigato di questo schifoso mondo. Si sta verificando, ancora una volta, lo stesso fenomeno che si verificò quando ci fu la corsa all'accaparramento dei pozzi di petrolio, con l'aggravante che questa volta si tratta di quei terreni che assicurano quel poco di sopravvivenza ad intere popolazioni già prostrate da innumerevoli disgrazie e carestie.
Insomma, al di là delle belle parole che svolazzano qua e là nelle stanze dei governi dell'occidente opulento, malgrado la c.d. crisi, l'occidente, per mantenere i propri livelli di vita che conclamatamente, ormai, sono giudicati al di sopra di ogni possibile sopportazione, non trova di meglio, ancora una volta, che schiacciare e distruggere i più deboli, con buona pace dei princìpi di carità cristiana ipocritamente strombazzati ai quattro venti.
Grazie alle c.d. regole del mercato, gli stati sono ormai nelle mani di pochi detentori del potere economico che affamano intere popolazioni in nome del profitto (vero) e del c.d. progresso (falso), così come vengono intesi, soprattutto in occidente.
Mi chiedo e chiedo a tutti coloro che vogliono innescare una discussione e possibilmente intraprendere iniziative concrete, che cos'è la crisi che tanto ci spaventa di fronte al quadro mondiale spaventoso che si stà preparando dinanzi ai nostri occhi che non vedono? Come si fa a parlare con preoccupazione di mancata crescita e di recessione dell'occidente, di fronte a fenomeni di portata planetaria come questi? Recessione, poi, da che cosa? Da un tenore di vita impossibile da sostenere a medio-lungo termine, come detto. E quindi recessione inevitabile, qualunque siano le misure che verranno prese a breve e che serviranno solo a rinviare la catastrofe, non certo ad evitarla. Non sono un economista, ma il mio istinto mi dice che i politici del mondo occidentale non riescono (o non vogliono?) a vedere al di là del proprio naso e che in un modo o nell'altro, prima o poi saremo chiamati a rendere conto del male che abbiamo fatto e che stiamo facendo al resto del mondo.
Se non ci decidiamo, finalmente, a rinunciare ad una parte della nostra eccessiva ricchezza per destinarla ad aiutare i poveri del mondo, compresi i nostri, a risollevarsi ed a camminare con le proprie gambe, la nostra opulenza fatalmente attrarrà verso di noi masse di gente diseredata e derubata dei propri averi e dei propri diritti, che farà giustizia del nostro egoismo. Noi non abbiamo problemi di crescita, se la crescita deve servire a soddisfare bisogni che non sono essenziali. Noi abbiamo un solo problema ed è un problema di ridistribuzione della ricchezza che per troppo tempo si è concentrata nelle mani di pochi, scaraventando nel bisogno e nella povertà molti.

La vera politica di questo dovrebbe occuparsi: assicurare a tutti, nessuno escluso, il necessario per vivere decentemente e non fermarsi mai finchè ci sia al mondo anche un solo essere umano che ciò non abbia ottenuto. Il problema è che per fare vera politica ci vogliono veri uomini e non ce ne sono molti in giro. Grazie.


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