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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

La Vata bombana e i dolci della domenica

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via_Capri_1_Galatina via_Capri_1_Galatina Non c'era ancora l'acqua corrente ed "a me" il compito di andare alla fontana più vicina a riempire il bidone. Mattina a scuola, pomeriggio alla "mescia" come diceva mia madre. Fu così per tutta la durata delle elementari e delle medie. I miei pomeriggi liberi? Quando riuscivo a convincere mia madre di un forte mal di pancia che dopo un po' spariva o quando neanche suonavo e tornavo a casa dicendo di non aver trovato nessuno. Ho trascorso così la mia infanzia in una casa, in Via Capri 1, di una sessantina di metri quadrati, divisi tra cucina, una camera da letto e un bagno con la tenda.
Le uniche trasgressioni: qualche parola di troppo alla "vata bombana" quando si scendeva per la stradina dell'orologio o quando giocavamo a biliardino con i gettoni taroccati, fatti dal padre di un mio amico che aveva la bottega di "stagnino" davanti alla staffa.
Le strade non erano asfaltate e avevamo le tasche dei pantaloni corti piene di biglie colorate. Ben presto quella casa diventò troppo piccola e ci trasferimmo in un'altra non molto lontana. Poche centinaia di metri che agli occhi di un bambino sembravano decine di chilometri di distanza. M'ero sentito sradicato da tutto il mio mondo e francamente non fu facile. Ogni tanto tornavo ma non era più la stessa cosa, mi sentivo un estraneo. Dove eravamo andati, faticavo a fare nuove amicizie e il giorno più bello era quando andavamo a trovare i vecchi vicini o i vecchi vicini venivano a trovare noi.
Volevo tornare a riempire d'acqua il bidone e rotolarlo per la strada non asfaltata sino a casa. Volevo andare a scuola con i miei vecchi amici. L'acqua corrente intanto cominciava ad arrivare in tutte le case, i dolci si mangiavano più spesso e si cominciavano ad asfaltare le strade del Rione Italia.
Conservo intattI tutti i ricordi di quella casa in via Capri 1 e ogni volta che passo vicino, mi viene ancora un po' di nostalgia. Il ricordo più bello: la domenica. Si andava prima in Chiesa puliti e ben vestiti che facevamo fatica a riconoscerci , scarpe lucide, pantaloncini, camicia e capelli pettinati. Poi ci fermavamo per strada a parlare, sento ancora la voce di mia madre: non ti sporcare. Intorno saliva piano il profumo di sugo e di basilico e mio padre che compariva all'angolo della strada con un pacchetto in mano: i dolci della domenica.

 


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