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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Avrei preferito farmi qualche giorno di galera. Forse

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carcere_minorile carcere_minorile Di anni ne sono passati tanti, ma mai abbastanza per non ricordare in ogni santa festa di "San Pietro", quel lontano 1965. Quando sandali, pantaloni bianchi e maglietta azzurra nel giorno del mio onomastico, mi liberavo totalmente della somma racimolata insieme agli auguri, da mia nonna, dai miei zii e dai miei genitori. Ero con due amici alla festa e al ritmo di una delle più belle canzoni di sempre: "IL MONDO" di JIMMY FONTANA, si saliva e si scendeva dalle macchine a scontro "parcheggiate" in pista nella parte destra della villa andando verso l'edificio scolastico.
Quando finimmo i gettoni ci trovammo ai bordi del LUNA PARK a progettare la continuazione della serata. Con più gioia che sorpresa, uno dei miei amici ci mise a conoscenza sottovoce, d'aver trovato sul sedile della sua macchina-scontro un "portafoglio". Considerato che era il 29 giugno e gli stipendi erano stati pagati il 27, in quel portafoglio c'era quasi l'intero stipendio di un impiegato ENEL di allora, insieme a documenti personali.
Un po' me ne vergogno ancora, ma non ci sfiorò neanche l'idea di restituire la somma a quel povero cristo che l'aveva persa e di cui avevamo tutti i dati. C'era troppa musica, troppa luce, troppo divertimento per pensare di restituire tutto quanto. E poi come io ebbi a dire, SAN PIETRO ci aveva fatto il miracolo.
Come per comprare il nostro silenzio, quel mio amico diede una parte, non ricordo più quanto, a me e all'altro amico che era con noi. Lui tenne la parte maggiore. Per me furono più che sufficienti per passare un SAN PIETRO tra pizze, gelati, giochi e divertimenti.
Quel SAN PIETRO, fu di una bellezza inaspettata e mai più ripetuta. L'amico che aveva trovato il portafoglio con quel che gli rimase qualche giorno dopo si comprò un motorino "CIAO" che elaborò per conto suo. Era cominciato l'anno scolastico, con quei miei amici mi vedevo poco. Acqua e freddo ci sconsigliavano di mettere il naso fuori dalla porta. Non ricordo bene tutti i particolari, ma successe che quel mio amico, forse travolto ancora dal rimorso e forse in preda ai primi sintomi di una "vocazione " che lo avrebbe portato poco dopo a rinchiudersi in SEMINARIO per quattro anni, ebbe l'infelice idea di andare a trovare lo sfortunato "elettricista" per restituirgli tutti i documenti che con cura aveva conservato.
Bastò poco a quel dipendente ENEL e ai Carabinieri di GALATINA, insospettiti, per risalire alla data dello smarrimento e collegarla alla fatale coincidenza di quel "CIAO" comprato. Ben presto confessammo, sotto gli occhi increduli dei nostri genitori e i luccicanti bottoni delle divise dei "gendarmi". Benché minori ci recammo al Tribunale di LECCE, un paio di volte, assistiti dall'avvocato e alla presenza della "vittima" che nel frattempo era diventato anche nostro amico e a cui i nostri genitori avevano restituito sino all'ultimo centesimo.
Ricordo ancora oggi che piuttosto che dare tutte quelle preoccupazioni, quel dispiacere e quel dolore ai miei genitori, avrei preferito fare qualche giorno di prigione. Per gli anni che seguirono ebbi quasi paura di trovare qualcosa. Ma poi non riuscì a non mettere il piede sopra e poi chinarmi, facendo finta di niente, a raccogliere quelle diecimila lire che qualcuno aveva perso nel BAR. Ebbi un po' di paura ma non ce la feci a dire: QUALCUNO HA PERSO DEI SOLDI ? Preferii mettermeli in tasca e fortunatamente quella volta mi andò bene.


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