I sogni di Luca

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Non ricordo bene se ho letto da qualche parte o se invece è stato qualcuno a raccontarmi, la strana storia di un “ragazzo calvo” che per comodità, nel prosieguo del racconto, chiamerò “LUCA”.

Un ragazzo che si aggirava per le tetre stanze del PALAZZO MUNICIPALE senza motivo, senza un perché, o meglio per il solo motivo di veder da vicino il “posto di lavoro” cui da lì a breve, sarebbe stato destinato.

Almeno così qualcuno gli avrebbe fatto credere. Magari cercava già di ambientarsi, farsi qualche amico che presto sarebbe diventato “un collega”. Magari si immaginava seduto in qualche stanza a sorprendersi delle sue stesse capacità e attitudini, guardato con un po’ d’invidia e con la vita cambiata. Magari a gestire un po’ di quel potere che ti dà la gestione di qualche competenza comunale anche se mal conosciuta. E lavorare a stretto contatto con ASSESSORI e SINDACO, sentirli discutere e poi deliberare e magari parlarci anche. E poi il primo stipendio, le prime spese, i primi sogni realizzati e magari la gioia di non dover pesare sui genitori. Sarebbe bello sapere chi, in tale situazione l’aveva infilato, chi gli aveva venduto l’illusione, di chi la responsabilità di avergli dato un sogno falso. Caro Luca, sei uno dei tantissimi disoccupati, figli della nostra terra “bella e dannata”, che in tanti hanno dovuto abbandonare in cerca di una sistemazione. Vittime incolpevoli di una situazione che si protrae da oramai troppo tempo. Caro Luca, qui valgono solo due titoli: la parentela e la raccomandazione. Quest’ultima a volte neanche basta,deve essere quella “giusta”. Luca, ti auguro di poter realizzare i tuoi sogni al più presto, però fai attenzione, molta attenzione: molta gente vende solo chiacchiere, e le chiacchiere non ti aiutano a realizzarli. C’è gente che quasi si diverte a regalare illusioni, che è soltanto capace di dare delusioni, che vende “oppio”. Un abbraccio.

 

PIERO D’ERRICO

 Caro Piero,

 chi ti scrive è Luca. Mi sono fatto ricrescere i capelli così almeno nessuno mi riconoscerà. Da quando un'incauta consigliera comunale ha fatto un'interrogazione sul mio cuoio capelluto, non posso andare più in giro senza essere additato come quello che con il riflesso della sua fronte "inutilmente " spaziosa sperava di riuscire ad illuminare le tetre stanze del Municipio di Galatina.  (d.v.)