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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Il dubbio

Segni

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Domenica mattina, una delle tante, o forse no. Noto le differenze, Settimana Enigmistica docet, sul sedile della mia auto: accanto al consueto giornale, oggi appaiono un ramoscello di ulivo ed una tessera elettorale. Un atteso e sperato sole primaverile li illumina, come un prepotente "occhio di bue" che ruba l'attenzione di chi distrattamente guarda la scena. Tre segni bastano a condensare la prorompente psichedelia, a tratti insostenibile, di questa domenica. Sono tre finestre su altrettanti mondi, inscatolati come in una matrioska: il piccolo concreto mondo intorno a noi, l'impalpabile mondo lontano da noi, l'ineffabile mondo sopra di noi.
Stancamente, spendo il mio gettone elettorale per scegliere della musica da un jukebox ormai rotto. Affogo nella retorica e nell'ipocrisia di ciò che leggo, segno e causa di un già visto e già sentito che disarma. Guardo le palme d'ulivo e percepisco che un'altra Settimana Santa è alle porte, densa di segni nei quali crogiolarsi; e constato amaramente come non basti questo a renderci migliori.

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Tu che ancora non sai

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Tutti la coccolano, si commuovono mentre la abbracciano. Sarà madre, la tua. Ma, in fondo, lo è già, anche se non avverte la tua presenza, anche se il punto piccolissimo che ora sei nel suo ventre che già si modifica lentamente per accoglierti, non può ancora farle sentire con i calci la sua voglia di venire al mondo.
La tua mamma ha ancora a malapena fatto i conti con la gioia di una notizia che cambia le prospettive della vita ed ha già paura. “Una preoccupazione ereditata da un piacere va tenuta d’occhio” ma come le si può dare torto? Non puoi ancora vedere ciò che invece i suoi occhi scrutano ogni giorno da quasi trent’anni. Il dolore la fa da padrone. Lo trovi in ogni angolo, lo scorgi in tutte le case. La premura di tua madre farà di tutto per non fartelo conoscere ma la vita te lo presenterà ad ogni costo.
Allora la tua forza potrà essere soltanto il tuo animo, se si farà cercatore di bene. I genitori danno l’esempio, mettendoci dentro tutto il loro amore, ma i figli spesso lo ignorano fidandosi magari di facce sorridenti appese ai muri della città. Sai quante ce ne sono in questo periodo tra le nostre strade? Sai quanti di quei denti bianchi ed in vista sono solo frutto delle “magie” del fotoritocco? Quasi una carta d’identità dell’inganno. Sai quanti slogan sono stati preparati per mescolare la solita brodaglia con un cucchiaio che avesse un quid di originalità? Ma se a reggerlo sono sempre gli stessi, dov’è la novità?

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"All'improvviso viene voglia di cantare..."

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Se mai un giorno dovessi arrivare alla fatidica decisione di sposarmi, vorrei che “i topini di Cenerentola” cucissero per me un abito come quello che Rania di Giordania indossava sul palco dell’Ariston lo scorso 17 febbraio. Ma per ricreare tanta eleganza, ben lontana dall’essere dettata solo da stoffa e modello, ci vorrebbe più di una semplice magia. La regina è senza dubbio il diamante incastonato nell’ultimo zero del “2010” del logo del festival sanremese appena concluso.
Quel colloquio cordiale tra la presentatrice Antonella Clerici e la moglie di re Abd Allah II di Giordania, tra simpatia e classe, ha portato nelle case degli italiani un momento piacevolissimo di sogno e di ascolto di una donna che si è dimostrata più vicina alla gente di quanto si potesse immaginare.

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Avatar e Thanatos. Siamo senza speranza?

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L'uscita e il trionfo in tutto il mondo del film Avatar ha, a prima vista, un che di sbalorditivo. In una quarantina
di giorni ha polverizzato ogni record d'incasso mai registrato nella storia del cinema.
La maestosità delle immagini e lo sfavillio di colori travolgono lo spettatore, mettendo quasi in secondo piano un impianto narrativo non fragile, ma a tratti banale, data la sua semplicità. Rispetto però ai soliti film con gli alieni, qui c'è una particolarità: non sono loro ad invadere noi, ma noi che andiamo da loro spinti sia da ragioni di sopravvivenza sia dall'avidità. L'uomo vuole infatti derubare la popolazione aliena di un minerale che sulla terra si vende a 20 milioni di dollari al chilogrammo.
L'analisi di questo film, se si vuole andare più in profondità, riaccende una questione presentataci dal dottor Freud, quella su una delle più recondite tendenze dell'uomo. Se da una parte infatti, c'è l'Eros, dall'altra c'è Thanatos, inteso non qui solo come morte, ma come tendenza dell'uomo alla distruzione, all'annientamento, al soverchiamento di ciò che è altro da lui.

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Grazie perché

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“Forse la gratitudine è il parametro della grandezza umana”. Non saprei quantificare la veridicità
di questa affermazione, attribuita allo scrittore Adolfo L’Arco. Certo è che questo sentimento di
riconoscenza troppo spesso rimane incastrato tra lo stomaco e la gola, senza riuscire ad esprimere
neanche una parola; a volte si blocca tra il cuore e le terminazioni nervose delle mani e la
manifestazione affettuosa di un abbraccio viene soffocata. Allora davvero l’uomo diventa piccolo,
schiacciato dal suo orgoglio e da un ridondante “poi”.
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