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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Il dubbio

Cari giovani, ombre oscurano il vostro orizzonte ma è in Dio la soluzione dei vostri problemi

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Cari giovani!

Prima di tutto voglio dirvi che sono molto contento di incontrarvi! Ringrazio Dio per questa possibilità che mi offre di rimanere un po_ con voi, come un padre di famiglia, insieme con il vostro Vescovo e i vostri sacerdoti. Vi ringrazio per l_affetto che mi manifestate con tanto calore! Ma vi ringrazio anche per ci_ che mi avete detto, attraverso i vostri due _portavoce_, Francesca e Cristian. Mi avete fatto delle domande, con molta franchezza, e, nello stesso tempo, avete dimostrato di avere dei punti fermi, delle convinzioni. E questo _ molto importante. Siete ragazzi e ragazze che riflettono, che si interrogano, e che hanno anche il senso della verit_ e del bene. Sapete, cio_, usare la mente ed il cuore, e questo non _ poco! Anzi, direi che _ la cosa principale in questo mondo: imparare a usare bene l_intelligenza e la sapienza che Dio ci ha donato! La gente di questa vostra terra, in passato, non aveva molti mezzi per studiare, e nemmeno per affermarsi nella societ_, ma possedeva ci_ che rende veramente ricco un uomo e una donna: la fede e i valori morali. E_ questo che costruisce le persone e la convivenza civile!

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Notte prima degli esami

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Odio giugno. Era il mese della fine: dei compiti, del freddo, della scuola, delle maniche lunghe, della pasta al sugo della domenica e della domenica sportiva; poi è stato il mese dell’inizio: della sessione estiva degli esami all’università, del caldo afoso contro cui il ventilatore nulla può, della festa di San Pietro patrono di Galatina lontano da Galatina, del mare con l’acqua ancora fredda ma l’aria già bollente. Adesso è il mese del mentre: mentre Chiara e Marianna scaldano i motori perché domani inizia l’esame di maturità, tu rimpiangi di non esserti portato nessuna cartuccia salvifica da buttare in bagno dopo aver scoperto che Montale non è uscito manco quest’anno e che il saggio sull’Unità d’Italia - aveva ragione papà - era troppo scontato; mentre un gruppo di ragazzi sconosciuti intonano Venditti sul sagrato della chiesa, ti ricordi di quel passo dal De Amicitia di Cicerone che i fortunati con il Campanini-Carboni trovarono tutta bella e tradotta il giorno della seconda prova, mentre tu, con Il Castiglioni-Mariotti, niente, manco una frase… E ti ricordi della tua tesina multidisciplinare presuntuosa e altisonante, con i titoli in grassetto e la copertina con la Libertà che guida il popolo di Delacroix. Poi ti penti e ti accusi di compiacerti di questa nostalgia canaglia, giocando a fare la grande che vorrebbe spegnere con un “tu che ne sai..” le confidenze al cardiopalma dei maturandi. E ti fa invidia quell’ansia che adesso assapori pure tu, ma non è la stessa cosa, quell’eccitazione fresca che adesso ti devi inventare ogni giorno perché ogni giorno ti tocca tradurre i segni d’intorno di nuovo senza Campanini-Carboni, provando a costruirti una bussola nuova per tutte le volte in cui ne hai bisogno. Il Ministero, intanto, si affina la capacità di formulare le tracce, non avrei saputo quale scegliere o forse avrei aggirato l’ostacolo: la candidata si propone di esaminare come il giovane individuo contemporaneo possa perseguire l’obiettivo della felicità, sondando le possibilità salvifiche della musica, quelle catartiche dell’arte come piacere, nonostante i racconti da Auschwitz, nonostante le immagini dei deportati alle foibe, nonostante trovi sbarrata la strada verso la partecipazione alla vita politica e alla storia: fuori traccia, bocciata.

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Leonardo Sciascia vent'anni fa

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Nel 1982 Leonardo Sciascia scrisse una “intervista impossibile” a più voci per la RAI-TV. All’immaginario talk show partecipano Napoleone Bonaparte, Chateaubriand, Savinio e un giovane d’oggi. Di questo testo in televisione non se ne fece niente e nel gennaio del 1989, dieci mesi prima che lo scrittore morisse, la pièce fu pubblicata dall’Espresso in un suo supplemento dedicato al bicentenario della Rivoluzione Francese; successivamente in “Leonardo Sciascia – La memoria il futuro”, a cura di Matteo Collura, almanacco Bompiani, 1999.

PRESENTATORE Signore e signori, dame e gentiluomini, femministe e femministi, uomini d’ordine ed eversori, terroriste e terroristi d’ogni terrore, mafiosi, brigatisti, camorristi, artisti d’ogni tendenza, letterati con lettere e letterati “sanza lettere”, uomini dei campi - se ancora ce ne sono - e uomini delle officine - anche se in cassa d’integrazione tra qualche momento sarà tra noi, con voi, un personaggio che tutti conoscete e che - ne siate o no consapevoli - ardete dal desiderio di conoscere meglio; un personaggio che si nasconde in una piccola nicchia della vostra mente, del vostro cuore minuscolo come un soldatino di piombo… Ecco un soldatino appunto, ma subito riconoscibile anche dentro una numerosa collezione di soldatini perché un po’ più piccolo degli altri e un po’ più in età; per la sagoma minuta e al tempo stesso grave, appesantita; per un suo atteggiamento che pittori e poeti hanno reso famoso…

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“Maillavoronò”

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Su alcuni diari scolastici di qualche anno fa, quando Lupo Alberto era ancora tra i personaggi preferiti dai ragazzi, ci si poteva imbattere nell’ironica immagine del curioso animale, nato dalla matita di Silver, che scappava su una didascalia ben precisa: “Il lavoro mi perseguita, ma io sono più veloce”. Quanti oggi preferirebbero invece farsi investire in pieno da quello che un tempo si considerava un diritto ed attualmente prende sempre di più i connotati del privilegio? Io per prima starei immobile sulle rotaie in attesa che il treno dell’operar faticando mi colpisca, scaraventandomi nel mondo del “fare ed essere retribuiti per quello che si fa”.
Fino ad ora ho conosciuto solo quello del “fare, fare molto, essere sfruttati, e forse ricevere qualcosa di tanto in tanto per ingannare le proprie speranze”. Quel qualcosa il più delle volte è una pacca sulla spalla, un “grazie” rubato, una gloria effimera che per un attimo appaga l’ego ma poi in mano non ti lascia niente di concreto. Ed è soprattutto con il concreto che si costruisce una casa, si pagano le bollette, si mantiene una famiglia (d’altra parte i “due cuori e una capanna” non funzionano più da un pezzo, nemmeno nei romanzi rosa).

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Non abbiate paura - La rivoluzione di Karol

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1. “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).

Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: “...perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Queste erano parole di Fede.
Esse segnano l’inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio. Da allora, da tale confessione di Fede, la storia sacra della salvezza e del Popolo di Dio doveva acquisire una nuova dimensione: esprimersi nella storica dimensione della Chiesa. Questa dimensione ecclesiale della storia del Popolo di Dio trae le sue origini, nasce infatti da queste parole di Fede e si allaccia all’uomo che le ha pronunciate: “Tu sei Pietro – roccia, pietra – e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa”.

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