Le due sponde

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Dall'altra parte di questo stesso mare, più a sud, qualcuno muore per amore del proprio popolo. Sulla medesima sponda, poco più a est, qualcuno muore per amore di un popolo diverso dal suo. Non lontano da lì, di questi giorni due millenni fa, qualcun altro moriva per amore di tutti i popoli. E noi, da questa parte dello stesso mare, spesso incapaci di amare anche una sola persona, o perfino noi stessi. L’ombra di questi grandi si fa beffa del sostrato nichilista del nostro tempo. "Certo che ho paura!", risponde un ragazzo tunisino di diciassette anni alla domanda del giornalista italiano, prima di andare a giocarsi la vita tra i flutti di quello stesso mare. "Certo che ho paura... ma uno deve fare quello che deve fare". E noi, da questa parte dello stesso mare, paralizzati dalla paura del lavoro che sarà, esitanti nell’amare e nel lasciarsi amare, non osiamo volere. Paura di sbagliare, paura di scegliere, paura di crederci ancora: ognuno è ben attrezzato con le sue, infinitamente diverse eppure tutte uguali nell’impedire di fare quello che uno deve fare. Questa sponda è un posto in cui non ci si arrischia. Qui, dove non c’è orrore, è più forte il terrore, e regala un vestito di scuse. Da questa sponda il mare non insegna niente.