Chi il nuovo Noè?

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Mare in tempesta. Foto di Silvio TartariniE se gli acquazzoni degli ultimi giorni fossero il preludio di un nuovo diluvio universale? Se l’arcobaleno del “patto” che ritroviamo nella Genesi si fosse ormai troppo sbiadito, a chi si rivolgerebbe Dio oggi per la costruzione dell’arca? Chi potrebbe essere il nuovo Noè, l’uomo a cui donare l’aspettativa di una possibilità mentre il resto del mondo viene inghiottito dall’alluvione? Se si cercasse semplicemente un ingegnere o un architetto, se ne troverebbero anche di abili che si vanterebbero forse nel dare garanzie di rapidità, facendole pagare però con l’utilizzo di materiali scadenti ed un lavoro di bassa qualità.
Ci vorrebbe qualcuno cosciente del grande compito affidatogli, capace di adoperarsi in un progetto che, prima ancora di aver bisogno di bravura, deve tirar fuori vera abnegazione. Qualcuno che, al momento di far salire sull’imbarcazione i prescelti, fosse pronto addirittura a rimanere a terra pur di fare spazio agli altri.
Diciamoci la verità, Dio avrebbe oggi grosse difficoltà a trovare una persona simile. Se si mettesse a cercare tra i grandi della Terra, sarebbe assordato dallo schiamazzo delle risate di chi non potrebbe mai credere ad un tale “delirio di onnipotenza”, che sa tanto di storia d’altri tempi, impegnato com’è a dare sfogo al proprio. E ammesso che qualche squarcio di coscienza sollevi un pur debole dubbio, chi non scommetterebbe sulla più che mai probabile priorità data dal potente in questione ad un bunker personale in cui relegare se stesso e tutti i propri beni materiali? Quaranta giorni e quaranta notti senza digitale terrestre su tv led 52 pollici potrebbero uccidere più del diluvio!
È l’isolamento “saccente e orgoglioso o, più semplicemente, monocorde e noioso” degli individualisti, di cui ci ha recentemente parlato il cardinale Gianfranco Ravasi in un “Mattutino”. Mettendo per iscritto un altro delicato spunto di riflessione, il porporato fotografa chiaramente la realtà odierna in cui “la maggior parte delle persone non è in grado di parlare di nulla se non parla di sé o comunque della cerchia di cui è il centro”. Chi dunque si offrirebbe per un’opera così generosa come quella dell’arca?
Qualcuno c’è. Non ha fogli di carta bordati d’oro appesi alle pareti e non ha banconote da sprecare. Non ha, eppure ha. Ha mani forti che tra tagli e calli raccontano distintamente quanto si dà da fare; ha l’intelligenza di chi se l’è dovuta sempre cavare, fin da piccolo, contando solo sui propri mezzi; ha la gioia di dare anche a costo di perderci, il coraggio di amare anche chi non fa nulla per meritarsi tanta attenzione. Ha il giusto equilibrio tra ironia e serietà, tra felicità e rabbia, tra allegria e dolore.
Non cercate in chissà quale posto del mondo, potreste averlo a pochi passi da casa e non esservene mai accorti, così presi dalle vostre cose. Dio sceglierebbe lui per regalare il sorriso della speranza ad un’umanità che, nonostante tutto, deve ancora calcare la scena.
E se mai fosse previsto un posto per me su quell’arca, non esiterei un attimo a salire. Perché sarebbe come “casa costruita sulla roccia” che né pioggia, né fiumi, né venti potranno mai abbattere.