Vedere gli altri felici

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Credo che sia contento di essere ancora così facilmente scomodato. Io lo disturbo spesso. Ma don Tonino Bello ha il potere di seminare nel nostro intimo anche dal posto lontano, eppure così vicino, in cui si trova ora. Tra le pagine delle sue “Parabole”, donatemi da un caro amico, ho scovato un sentiero sconnesso che però offre un panorama mozzafiato. È la “via semplice” dell’altruismo.

“Io sono convinto che se la vostra vita la spendete per gli altri, la mettete a disposizione degli altri, non la perdete. Perderete il sonno, non la vita. La vita è diversa dal sonno. Perderete il denaro, ma non la vita. La vita è diversa dal denaro. Perderete la quiete, ma non la vita. La vita travalica la quiete, soprattutto la quiete sonnolenta, ruminante del gregge. Perderete la salute, ma non la vita”.

L’uomo che diventa “io” solo nella relazione con il “tu” ed il “noi” è la grande rivoluzione che i nostri tempi aspettano. Forse la storia l’ha sempre attesa, potendo nutrire la propria speranza solo di rari esempi dal carisma eccezionale.

Si pensa che la quotidianità non possa offrire l’humus per credere nell’altruismo: la corsa è a “farsi le scarpe”, non a tendersi una mano. Invece è proprio ciò che accade giorno dopo giorno sotto i nostri occhi, nelle nostre case, nella routine di chi ci sta accanto, a donarci centinaia di possibilità di essere generosi.

Ciò che serve è una bontà che si materializzi nella disponibilità. Anche solo ad ascoltare, parlare, infondere ed ispirare fiducia. Le nostre povertà, le rinunce ed i sacrifici verranno così ripagati da una ricchezza che non si può quantificare ma solo connotare nella felicità altrui.

Se qualcuno, che ha vissuto un lungo periodo all’ombra della solitudine, tornasse alla luce grazie ad un’accoglienza che credeva impossibile, ad una pacca sulla spalla, alla certezza di aver trovato in te un punto di riferimento, nel ricevere tutto questo inconsapevolmente ti regalerebbe una grande gioia.

Cerchiamo in noi il coraggio di sperimentare il servizio! Anche solo sedersi accanto a chi soffre, restando in silenzio, può essere un gesto sconvolgente per un mondo che preferisce di gran lunga sedersi davanti alla tv o allo schermo di un pc. Imboccato dall’inerzia di un vuoto profondo.