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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

La dama bianca

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Osservo le immagini scorrermi davanti, rese continue dal movimento del vagone nonostante gli ostacoli che ogni tanto ne impediscono la visuale. La prima cartolina ha il colore di una verde chioma di ulivo, resa canuta a tratti dai fiocchi caduti nella notte. File di muretti a secco sembrano comporre un Presepe a grandezza naturale, con quella neve a sprazzi che così insolitamente sostituisce l'usuale arancio dei licheni.  Ad interrompere questa sfilata di pietre, le piante di fico d'India imbiancate, un'immagine che mi sorprende per l'accostamento ardito. «Eh, la dama bianca...», sospira il mio compagno di viaggio, «sarebbe bello se l'inverno salentino fosse sempre così!». Resto perplesso, perché penso ai tanti giorni innevati passati all'estero, e provo a ribattere che oltre all'indubbio fascino ci sono anche molti svantaggi nel vivere in un posto più adatto agli orsi e ai pinguini che agli esseri umani. «Si può sempre viaggiare, per vedere la neve», considero, ma lui dubita subito: «non è la stessa cosa, la neve è bella quando cade nella tua terra!».  
Sono abbastanza d'accordo in effetti, ma mi fermo a pensare, confuso da una bellezza che sembra essere troppo dipendente dal contesto. Osservo i minuscoli fiocchi che si posano sul bordo del finestrino. Penso ad alcuni poeti che mi hanno consolato nel tempo, perché realizzo che la neve è uno dei temi in comune fra loro. Non può essere un caso, deve trattarsi di qualcosa come il fascino della luna, rifletto. «Non è poi una gran nevicata...», sento dire all'improvviso, e il mio amico replica un po' seccato: «voi non sapete che storia c'è dietro ad ogni fiocco di neve, quante condizioni deve superare per formarsi e poter arrivare giù!». Stavolta mi ritrovo catapultato dritto nell'alta atmosfera, a seguire il viaggio di un nucleo microscopico che si trasforma in cristallo per poi aggregarsi in fiocco. C'è davvero tanto da imparare da questo coraggio di intraprendere un viaggio pieno di avversità, ma che premia chi decide di non restare per sempre nuvola.  
E mi stupisco di aver vagato tra le foglie dell'ulivo, di aver cercato un ossimoro visivo nel fico d'India innevato, di aver viaggiato con un cristallo di neve condividendone la sorte, mentre il treno scivola sulle rotaie verso una giornata che si preannuncia tutt'altro che felice. "Miracolosamente", mi riscopro a resistere ancora all'imperante disincanto che, come dama nera, vorrebbe tutto ammantare.  
Sorrido dei miei ingenui pensieri, ma continuo a credere che la vita non sia un elenco di cose da fare. Anche se il mondo va tutto da un'altra parte.

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