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Disabilità: non lasciamola(i) sola(i). Dopo il funerale di Piermario Morosini

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PiermarioMorosini PiermarioMorosini La morte di Piermario Morosini, calciatore dell'Udinese in prestito al Livorno, ha, nella sua tragicità, riacceso un riflettore che funziona a intermittenza: quello che illumina l'attenzione sul tema della disabilità. La sorella di Morosini è infatti disabile e per di più completamente sola, avendo perso sia i genitori che i due fratelli maschi. Di fronte a questo accadimento, il presidente dell'Udinese, Giampaolo Pozzo, ha immediatamente costituito un vitalizio

per far sì che almeno il sostentamento economico della ragazza rimasta senza nessuno fosse garantito.
Un gesto fantastico, ma che ha avuto un risvolto inaspettato. La richiesta di partecipazione al vitalizio è stata estesa a tutti i presidenti delle società calcistiche di serie A e serie B, ma anche ad ogni singolo cittadino italiano, attraverso la pubblicazione del codice IBAN su tutti i siti internet sportivi e non. Tutto ciò accadeva il 16 aprile. Due giorni dopo la raccolta fondi è stata sospesa. Perchè? È presto detto. Il cartellino di Piermario Morosini apparteneva all'Udinese, ma lo sfortunato 26enne si era formato calcisticamente nell'Atalanta. La raccolta fondi per Maria Carla Morisini si è conclusa in così breve tempo poiché il presidente dell'Atalanta, Antonio Percassi, ha deciso, cito testualmente, "di occuparsi in prima persona e in piena autonomia, per tutto il resto della vita, della sorella del compianto Piermario". Nel concreto, il presidente dell'Atalanta ha deciso di mantenere Maria Carla Morisini con i suoi soldi. I suoi!
Parto da questa lunga premessa per fare alcune considerazioni: entrambi i comportamenti sono encomiabili e ricchi di solidarietà e senso di giustizia, ma si differenziano per un particolare. Giampaolo Pozzo ha detto: io voglio e posso mantenerla, ma che anche tutta Italia mi aiuti a farlo.
Antonio Percassi ha detto: io voglio e posso mantenerla e quindi la mantengo. Non mi serve l'aiuto di nessuno, perchè guadagno più che abbastanza per mantenerla da solo. E lo faccio! Punto!
Ribadisco: entrambi i comportamenti sono straordinari, non ce n'è uno giusto e uno sbagliato, sono tutti e due giusti, ma devono farci accendere una lampadina nel cervello.
Io ho visto una cosa e la dico con una parola un po' forte, ma che mi aiuta a rendere l'idea: chi è RICCO SFONDATO può dare moltissimo, ma veramente moltissimo, e se si rivolge con un occhio attento al tema della disabilità può veramente darci una mano.
Ho scritto darci una mano perchè da quattro anni faccio parte di un'associazione di volontariato denominata C.a.sa.(Comunità animatori salesiani), sita in Lecce. L'associazione è operante nel cuore della città con il laboratorio Div.ergo, nel quale disabili e volontari mettono insieme le proprie doti artistiche per la creazioni di piccole opere, e in vari ospedali della provincia leccese con il progetto Clown's day, che mira a rendere la degenza ospedaliera dei bambini nel reparto pediatria un po' più leggera, ed anche allegra.
Queste due sono solo le iniziative "più visibili", poiché le cose realizzate e in realizzazione sono molteplici: dal teatro per disabili, a corsi di formazione e sensibilizzazione per i cosiddetti normodotati.
Arrivo al punto: per fare queste cose ci vogliono impegno, passione e costanza, ma anche soldi e noi, purtroppo, non abbiamo un Antonio Percassi che ci sostiene. E così come non ce l'abbiamo noi, non ce l'hanno molte altre associazioni di volontariato. E non ce l'hanno migliaia e migliaia di disabili anonimi, che vivono con una pensione sulla cui entità preferisco non pronunciarmi per non perdermi in una polemica di dieci pagine sullo stato italiano e come SPERPERA i soldi (ogni riferimento ai soldi dei partiti e alle Trote che fino a ieri nuotavano benissimo anche fuori dall'acqua è puramente voluto).
Quello che voglio dire è molto semplice: chi ha di più, a volte anche in maniera spropositata, DEVE dare di più. E deve dare senza chiedere, perchè ha le possibilità di farlo.
Parlo con cognizione di causa perchè ci sono dentro grazie ad una scelta di vita ben precisa e grazie alle persone che ho conosciuto negli ultimi quattro anni della mia esistenza, che mi hanno fatto capire un bel po' di cose su che cosa sia la vita vera, bella e piena per TUTTI. Un'utopia? Forse. Un sforzo immane? Quasi sicuramente. Ma dipende da che punto di vista si guardano le cose.
Chi più tiene per sé più rimane a mani vuote. Dalle parabole evangeliche alla vicenda del Mazzarò di Verga, fino a guardare ai giorni nostri ne abbiamo le prove ogni giorno. L'egoismo, l'avarizia, rendono la vita comoda comoda comoda, ma aprono un buco enorme con cui prima o poi tutti faremo i conti.
Scendendo nel concreto, parlo per la mia esperienza, nella associazione di volontariato cui appartengo: per spenderci nel volontariato abbiamo bisogno, oltre a ciò di cui parlavo prima, sostanzialmente di due cose: tempo e soldi. Il tempo riusciamo a trovarlo sempre, anche rinunciando a qualche ora di sonno. Per i soldi è più complicato, poichè proporzionalmente con le proprie possibilità ognuno di noi mette il suo, ma nessuno di noi ha le possibilità economiche di un presidente di serie A. Quindi ci battiamo ogni giorno con ciò che vorremmo garantire ai ragazzi con handicap e ai bambini malati e ciò che economicamente possiamo fare. In due parole: è dura!
Allora mi permetto di prendere spunto da Giampaolo Pozzo e chiedere aiuto attraverso questo articolo. Se qualcuno che ha appena letto le mie parole volesse aiutare l'Associazione di Volontariato Ca.s.a può collegarsi al sito www.animare.it e cliccando su CHI SIAMO avrà libero accesso alla finestra dove trovare tutte le indicazioni per contribuire alle nostre iniziative attraverso il 5x1000. È un gesto semplice che richiede solo pochi minuti.
Se lo slogan per Maria Carla Morosini era non lasciamola sola mi permetto di integrare: non lasciamoli soli! Plurale. È importante. C'è una vita che si declina nell'ordinarietà, che merita di essere sostenuta anche quando la luce dell'accadimento straordinario si affievolisce.


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