Dove? Come.

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Dove? Come. foto di Raffaella Calso Dove? Come. foto di Raffaella Calso Ne rubo solo un verso, promesso. Quella canzone è cucita addosso a qualcun altro e non ho il diritto di impossessarmene. Ma ci sono giorni in cui certe parole, anche non appartenendoti, ti risuonano in testa con così tanta insistenza che forse metterle per iscritto è l'unico modo per averne più chiara la forza. Allora quando leggi che a volte "restare vuole dire andare via", ti poni domande che per tanto tempo hai taciuto dentro o per le quali, senza un'attenta riflessione, hai trovato sempre la stessa risposta, la più comoda. L'uomo vive cercando il suo posto. Quando pensa di averlo trovato ne prende quasi la forma, come un liquido che riempie tutti gli spazi del suo contenitore. Non avrà mai la certezza che quella sia la sua giusta collocazione, probabilmente acquisisce solo la tranquillità di un luogo che il tempo rende familiare. Ma la tranquillità quanto ha a che fare con la felicità?

Ci sono luoghi che non avresti mai pensato di poter visitare, di cui a malapena conoscevi l'esistenza, e che in un attimo diventano casa. Non sono i muri, non sono gli oggetti, che pure si raccontano a te quasi con confidenza, quando alle spalle hanno storie che qualcuno ti ha rese note. È chi ti ha avvicinato a quelle storie a rendere tutto un po' tuo. Sono le emozioni che ti regala chi quell'ambiente già lo vive a darti la sensazione unica di un battito nuovo. Hai l'impressione che sia possibile ricominciare, proprio quando l'abitudine o una calma apparente ti aveva costretto a seguire i passi di sempre. Scopri che altrove il tuo contenitore può essere scosso.

Non era tranquillità, dunque. Era appiattimento. "La casa è dove si trova il cuore", tuonava Plinio il Vecchio. E il cuore è un viaggiatore, capace di farsi smontare ogni difesa da un sorriso che lo rimette in gioco, invogliandolo a cercare ancora. Per restare, quindi, si deve andar via? Per essere davvero in pace lì dove della pace si aveva avuta soltanto l'illusione, bisogna far fare la guerra al proprio animo?

Per fermarsi è necessario muoversi, fisicamente, interiormente, con i piedi, con i sogni. Inciampare piuttosto che tacere, direbbe Ivano Fossati. Darsi una possibilità. Con il rischio di sbagliare, di investire energie su una strada che non è la tua. O di imboccare il sentiero della vita. Il "dove" si sgretola così sotto il peso del "come", perché la bellezza della tua meta non è il traguardo, ma ciò che provi nel volerlo raggiungere, nella fatica e nelle sofferenze che devi sopportare per arrivare a lasciare davvero il tuo segno nel mondo. Solo allora potrai fermarti. Dove vuoi. Come vuoi.