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Quella merce di scambio chiamata 'donna'

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adamoeva_michelangelo adamoeva_michelangelo La donna in epoca antica era considerata la regina del focolare, il suo ruolo era racchiuso entro le mura domestiche, al di là delle quali il campo d’azione era alquanto limitato Non aveva alcun diritto – non ereditava, non decideva neppure chi sposare, se si separava perdeva la possibilità di vivere con i propri figli –, veniva utilizzata come merce di scambio attraverso i matrimoni. Le appartenenti al gentil sesso erano solo un oggetto senza volontà e desideri, questi ultimi messi assolutamente in secondo piano rispetto alle esigenze parentali. Per la donna solo doveri: obbedienza silenziosa agli uomini della famiglia - padri, mariti o fratelli - gestione della casa, sottomissione alle necessità del marito, qualunque esse fossero. Anche la violenza subita diventava una colpa.
Durante il Medioevo, la sua condizione fu, se possibile, ancora più restrittiva, principalmente a causa della diffusione della religione di Gesù – San Paolo è il primo teorico del maschilismo cristiano –, tanto che le figlie di Eva venivano torturate e messe al rogo con una facilità disarmante, magari solo perché leggevano o sapevano usare le piante medicinali.
Durante i secoli, però, alcune donne hanno iniziato a “tirare fuori la testa dal sacco” e hanno lottato per ottenere gli stessi diritti degli uomini. Dapprima le suffragette hanno seguito un percorso che speravano portasse le compagne a conquistare il riconoscimento della dignità in quanto persone, l’uguaglianza civile nella speranza di poter svolgere le stesse mansioni degli uomini e ottenere il diritto di voto – negato in Italia fino al 1946. In seguito le femministe hanno continuato la lotta perché credevano nella libertà sessuale e nella legalizzazione dell’aborto, nella piena collaborazione e nella totale solidarietà del sesso.
Ma a cosa ha portato questo cammino? Forse non lì dove le nostre antesignane volevano che noi arrivassimo, perché in sostanza le donne continuano a essere “oggetto” nelle mani degli uomini, forse in maniera diversa rispetto ai secoli precedenti. Ma il concetto non cambia.
Mancano esempi validi cui ispirarsi, ora il lavoro più ambito non è il medico, l’architetto o l’insegnante, ma la velina – mestiere che come quello della modella ha tempi e capacità abbastanza limitati. Le pubblicità, i programmi televisivi rivolgono la propria attenzione al corpo, al suo mantenimento per ottenere ciò che si desidera, come se intelligenza, abilità, cultura e impegno non fossero elementi sufficienti a creare una propria libertà e indipendenza. Come se il naturale punto di arrivo della caduta dell’atavico modello di angelo del focolare sia quello delle donne di “gomma”, uguali e intraprendenti. Come se la “vendita” del proprio corpo sia il solo mezzo di realizzazione personale.
D’altra parte però, nel XXI secolo le donne continuano a essere discriminate nel lavoro, o meglio, è raro che una donna riesca a ricoprire cariche ad alto livello. L’essere madri spesso diventa limitante, si è costrette a scegliere tra carriera e famiglia e, pur di mantenere il proprio lavoro, si accettano le ristrettezze che questo comporta. Probabilmente le lotte femministe non hanno conquistato alcuni diritti come la compartecipazione maschile negli oneri domestici, una concreta parità lavorativa e un maggiore peso nella politica attiva.
Lungo questo percorso verso l’emancipazione, la donna ha dimenticato il vero senso della femminilità, ha perso la gentilezza, la vera sensualità, il rispetto per se stessa che tanto reclama e si è adeguata agli atteggiamenti deplorevoli degli uomini. Essere aggressive e insensibili, non desiderare un atteggiamento cavalleresco – l’uomo che apre lo sportello, che le porge la mano per scendere o salire, che per primo entra in un luogo per verificare l’assenza di pericolo –, avere la libertà sessuale non indicano miglioramento di condizione o indipendenza. Sono sintomo invece di decadenza e di stupidità, che mettono la donna sullo stesso piano degli uomini, mortificando però l’essenza della donna stessa, che può affrancarsi anche mantenendo un comportamento corretto, giudizioso e di cuore.
(nella foto, Michelangelo Buonarroti, particolare della volta della Cappella Sistina (1508-1512)

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