Un impresario di pompe funebri che di notte esce...

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afganistan afganistan Ascoltando distrattamente la radio, avevo sentito un’affermazione che poi aveva cominciato a rodermi dentro e non perché mi suonasse nuova, ma per il fatto di essere ormai parte del nostro sentire comune.   L’intervento del regista Paolo Bianchini, riportato come esempio estremo per spiegare la radice drammatica dell’emigrazione, aveva il seguente tenore: “ La nostra è la storia di un impresario di pompe funebri che la notte esce, ammazza gente per poter il giorno dopo fare i funerali e farsi pagare. Noi seminiamo intorno a noi miseria, dolore, guerre e distruzione per poter poi andare lì e riscuotere”.
E’ evidente l’estremizzazione, ma quanta verità c’è in questa affermazione?  
Sempre sulle nostre ‘azioni militari di pace’ che detta così e di per sé un ossimoro, Giorgio Bocca scherniva chi ci vuole far credere che queste siano fatte per difendere l’Italia, e non sia detto invece chiaramente che siano un misto di patriottismo, tornaconto e interessi personali e di gruppo. E sempre secondo Bocca, è veramente grottesco il pensare che la democrazia italiana si possa difendere in Afghanistan, dove i talebani son pronti a partire per poter esportare la guerriglia e il loro credo nei nostri territori.  
Allora viene da chiedersi se è mai possibile che si sia creata una realtà così spaventosa, per le ‘nostre ridicole ambizioni di potere nel mondo’ (Bocca), o più semplicemente per far muovere delle economie (vedi produzioni di armi o la ricostruzione di infrastrutture scientemente rase al suolo), che altrimenti languirebbero in una stasi perenne.  
E’ ovvio che a ognuno di noi, leggendo queste affermazioni verrebbero un’ infinità di dubbi, ma se le risposte della ‘politica’ sono elusive e spesso contraddittorie, i tanti dubbi finiranno loro malgrado col tradursi in terribili certezze.  
“…l’angoscia di essere un rappresentante della più moderna, più ricca, più sofisticata civiltà del mondo ora impegnata a bombardare il paese più primitivo e più povero della terra; l’angoscia di appartenere alla razza più grassa e più sazia ora impegnata ad aggiungere nuovo dolore e miseria al già stracarico fardello di disperazione della gente più magra e affamata del pianeta. C’è qualcosa di immorale, di sacrilego, ma anche di stupido – mi pare – in tutto questo.” da ‘Lettere contro la guerra’ di Tiziano Terzani.