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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Se tu potessi

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Posso? Ciao. Scusa se ti disturbo. Immagino che la mia presenza da queste parti sia quanto meno strana e che destabilizzi più di un semplice “equilibrio” ma mi sono arrampicata fin quassù con difficoltà e speravo che tu potessi aver voglia di rispondere a qualche domanda. Sono una giornalista: chiedere, tentare di capire e provare a raccontare è il mio mestiere. In questo caso una tua parola potrebbe farmi mettere la firma allo scoop che tanti addetti alla cronaca, in questi giorni, vorrebbero poter consegnare ai posteri con il loro nome in calce.

 Purtroppo ho a mia disposizione solo pochi minuti, giusto la durata del sogno che mi ha permesso di fare questo viaggio. Quindi ti sarei davvero grata se tu volessi spiegarmi cos’è successo quel famoso giorno. Non so se da qui hai avuto la possibilità di seguire le vicende che ormai sono indissolubilmente legate a te o se lo stato di grazia, in cui ti trovi ora, ti difende così bene dalle brutture del mondo da non consentirti neanche di sbirciare giù.

Tutta l’Italia si è appassionata in qualche modo a questa storia, la tua storia. Non c’è persona che non voglia sapere in che misura tuo zio e tua cugina abbiano partecipato a cancellare per sempre la tua spensieratezza di quindicenne dalla terra che ha inghiottito il tuo corpo. Ai “perché” stanno pensando psicologi e criminologi, riempiendo gli studi televisivi ed i quotidiani con profili freudiani costruiti su sguardi rubati da una telecamera, sulle testimonianze di amici, vicini di casa, primi cittadini. Si insinua sempre più forte in tanti, me compresa, il dubbio che qualcuno stia cavalcando pericolosamente un’onda emotiva per dare alla gente la propria verità, godendo il più possibile della luce dei riflettori, troppo calda ed attraente per resisterle.

Quasi non ti nominano più, Sarah. La tua storia è ormai la storia del tuo piccolo paese ed il tuo omicidio ha preso i connotati di un film horror in cui la vittima viene prima accusata di essere scappata per colpa di chissà quali grilli per la testa fatti emergere dalla fagocitante realtà virtuale; poi, agli occhi di un mondo incapace di chiedere scusa, in un attimo si redime perché si scopre essere stata vittima di un’atrocità assurda. Su ciò che hai provato, sulla tua paura e sul tuo dolore, nessuno potrebbe fiatare, eppure lo stanno facendo tutti. Così come pretendono di sapere di che spessore è la lama che sta attraversando il petto dei tuoi genitori, di tua madre in particolare, costretta ad un asfissiante bombardamento mediatico. Come se non bastasse quello del cuore, combattuto tra la perdita assurda di una figlia e la solitudine in cui è calato quando i risvolti delle indagini hanno identificato le mani assassine nella vostra famiglia.

Chi ti ha fatto del male, Sarah? Perché? No, no, non andare via. Abbiamo bisogno di sapere!

Ma tu hai bisogno di pace. Hai ragione. Riferirò questo. Sperando che qualcuno mi ascolti.

Ciao, Sarah!


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