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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Cristo fra noi e nessuno se ne è accorto?

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Il colonnato del Bernini disegnato per abbracciare gli uomini, ha accolto il sorriso, il dolore, la fede, di centinaia di migliaia di persone, di un popolo che ha voluto condividere in una straordinaria esperienza un momento di comune preghiera come un’ode di ringraziamento a Karol Wojtyla. Raccontare questa esperienza significa narrare di una dimensione dell’esistenza da cui gradualmente ci stiamo allontanando per vizi di comunicazione e perché la protervia dell’immagine ha dominato il senso della parola.
Centinaia di migliaia di persone: volti e colori della pelle, occhi in sguardi assorti o incantati, labbra in sorrisi o stupori; voci in canto o in preghiera, in racconto o in silenzio; così si sono scomposte le immagini di quella Piazza, centro di Cristianità e, se vogliamo dare un taglio laico a questa definizione, centro di Umanità.
Nella straordinarietà di questo evento c’è la sintesi della capacità comunicativa di Giovanni Paolo II:, che si fa messaggio puro di parola e di sentimento nella presenza e nella partecipazione di una massa indistinta, che a sua volta si fa persona: uomini e donne, bambini ed anziani.
Storie e vissuti non più sovrapponibili ed omologati ma essenziali ed unici nel loro apparire, nel loro essere fianco a fianco non come estranei ma come fratelli. Altro nome non trovo: fratelli.
Non abbiate paura”, sappiate stare l’uno affianco all’altro ed io accanto a voi.. Nella Santità di Giovanni Paolo II c’è il ritorno alla normalità della vita che è di per se stessa straordinaria quando è capace di guardare in faccia le persone, ad una ad una.
Io gli ho ritrovati quei volti e gli ho riconosciuti; forse non avevano lo stesso nome, ma raccontavano storie sempre vere, autentiche nel loro manifestarsi; avevano il suono del canto e della preghiera, del racconto e del silenzio.
Come nella notte del 4 aprile 2005, quando mi ritrovai in fila in Via della Conciliazione, in attesa di attraversare Piazza San Pietro ed entrare in Basilica e dedicare un umile segno della Croce al Pontefice dei miei anni.
La veglia di quella notte di preghiere e di dolore mi è rimasta come un segno vivo nella mente.
Al termine di Via della Conciliazione, nel lento affluire in Piazza San Pietro, al vociare dei gruppi che avevano aspettato tutta la notte in fila, si impose improvviso un silenzio immenso che durò per altre ore, fino all’ingresso nella Basilica, fino al cospetto della salma esposta di Giovanni Paolo II
E come allora, lunedì 2 maggio, ho visto intorno al baldacchino bronzeo del Bernini, tantissimi fedeli inginocchiati a pregare: volti di ogni età ed ogni dove.
In quel 4 aprile 2005 all’uscita dalla Basilica, albeggiava su Roma. Prendeva forma la luce nelle architetture della Piazza ed il mesto corteo dei pellegrini dava un volto ad ogni preghiera.
Questo ho ritrovato. lunedi scorso: un silenzio uguale, uomini e donne e bambini inginocchiati a pregare, e la luce che invece prendeva la forma della sera, come se il dolore forte al mattino si fosse acquetato, dopo sei anni, in fine di giornata..
Nel considerare la fortuna di vivere in un’epoca che ha visto il pensiero e l’opera di Karol Woityla e Madre Teresa un dubbio, mi ha colto: E’ possibile che Gesù Cristo sia ritornato tra noi e non ce ne siamo accorti?

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