Alcuni mi hanno amato

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(...) Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini: un assassino suona il flauto con garbo; un aguzzino che lacera la schiena degli schiavi con le frustate è forse un figlio eccellente; un idiota può essere pronto a dividere con me l'ultimo cantuccio di pane che gli resta. E ce n'è ben pochi, di uomini, a cui non sia possibile insegnare qualcosa a dovere. Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha. (...) Ho conosciuto esseri assai più nobili e virtuosi di me(...) ho frequentato parecchi eroi, e perfino qualche saggio. Nella maggior parte degli uomini ho riscontrato scarsa fermezza nell'operare il bene, ma altrettanto nel compiere il male; la loro diffidenza, la loro indifferenza più o meno ostile cedeva quasi troppo presto, quasi in modo abietto, e con eccessiva facilità si mutava in gratitudine, in rispetto, sentimenti del resto altrettanto effimeri; persino il loro egoismo avrebbe potuto essere indirizzato a fini utili. Tuttora mi meraviglia che siano stati così pochi a odiarmi; nemici accaniti ne avrò avuti due o tre, e, come sempre avviene in parte per colpa mia. Alcuni mi hanno amato; e mi hanno dato molto più di quel che io non avessi diritto di esigere, neppure di sperare da loro: la loro morte, a volte la loro vita. E il dio che portano in sé spesso si rivela al momento della morte. (...)
(da Margherita Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi, 1963)