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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Non voglio ma scappo

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siria-guerra-damasco-120822213335_big siria-guerra-damasco-120822213335_big Un fuoco che avanza, che si mangia l'erba secca e travolge anche gli ulivi senza colpa. La Siria è oggi un campo simile a quelli che nell'estate salentina siamo quasi abituati a vedere ardere. E quando arriva l'intervento di un idrante che spezza le fiamme, il più delle volte le lingue bollenti hanno già fatto un gran danno. Le forze lealiste del presidente Assad e quelle dei rivoltosi continuano una lotta che sta ingoiando tutto quello che si trova di fronte, civili compresi. In nome della democrazia, contro la corruzione e la povertà. Ma che vessillo è quello che per essere portato in spalla si deve per forza macchiare di sangue? Fa impressione quello che sporca le coperte che avvolgono i cadaveri accatastati presso una moschea. Sono per la maggior parte uomini, ma non mancano i bambini, colpiti con freddezza alla testa.
Sabato scorso è stato un giorno particolarmente amaro in cui l'esercito fedele ad Assad ha messo in campo l'aviazione lanciando missili su quartieri residenziali nelle periferie di Damasco. Oltre 400 morti in 24 ore. "Stiamo dando la caccia a terroristi e stranieri infiltrati", si giustifica il potere presidenziale, trasmettendo in tv immagini di civili che ringraziano i soldati che "liberano" le loro case. Per contro i rivoluzionari testimoniano gli orrori commessi dai militari "entrati casa per casa con l'ordine di passare immediatamente per le armi qualsiasi prigioniero". Molte vittime sono state trovate negli scantinati. In quelli di un solo palazzo in costruzione sono stati recuperati 122 corpi.
Non resta che la fuga, con il terrore che si porta dietro e il futuro che non è futuro. Si parte per la Giordania, il Libano, l'Iraq e la Turchia. Si lascia tutto, da quello che si ha a quello che non si è mai avuto. Si corre incontro a un sole che non dà luce e che Onlus come Agire provano a rischiarare, lanciando appelli di emergenza a sostegno dei profughi siriani. Ma il buio continua a prevalere. Ancora una volta per il bene si sceglie la via del male.

Sparire
prima che ti facciano sparire.
Morire nel cuore,
prima di morire
senza più cuore.
Guerra:
sempre un motivo
per esserci,
per nutrirsi,
per annientare.
Innocenza travolta dalla colpa.
Dolore.
Sempre dolore.

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