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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Quando non sai se a tremare è la terra o sono le tue gambe

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Terremoto Terremoto Reggio Emilia - Vorrei raccontare, ma questo è uno di quei casi in cui le parole possono solo sfiorare la superficie del discorso. La paura non ha forse descrizioni che la rendano credibile fino in fondo. C'è il rischio di enfatizzare, c'è il rischio di ascoltare o leggere dando involontariamente poco peso alle informazioni, abituati come siamo alle notizie strillate, gonfiate, buttate in faccia, filtrate dai canoni di un giornalismo che punta al catastrofico per attirare l'attenzione.

Le immagini di distruzione e morte che in queste ore stanno passando in tv non hanno bisogno di didascalie. La gente si sta sentendo persa davvero.
Ci siamo sentite così io e le mie colleghe in ufficio quando verso le 9 stamattina le scrivanie si sono mosse. Solo un attimo e ci siamo ritrovate vicine, accanto a un muro che sembrava più sicuro rispetto agli altri. L'effetto "elastico" di pavimento, finestre e pareti ha smesso il suo strano tira e molla dopo numerosi e interminabili secondi. Alla fine sono rimasti gli sguardi pieni di timore, lacrime di tensione accumulata e pensieri sull'ennesima notte, da dieci giorni a questa parte, che si passerà insonne.
I social network, immediati nei loro aggiornamenti più dell'Ansa, hanno subito dato un quadro della situazione. Immediatamente si sono conosciuti epicentro, intensità, luoghi colpiti e conseguenze.
Poi alle 13 ancora una scossa. Forte, quasi come quella del mattino. La pausa pranzo ci ha viste tornare a casa per qualche minuto, ma abbiamo fatto appena in tempo a salire fino al nostro poco tranquillo quarto piano. Ancora una volta abbiamo cercato un angolo in apparenza più tranquillo, mentre le gambe tremavano proprio come gli oggetti sulle mensole. Giù per le scale, alla ricerca di uno scorcio di cielo.
Gli occhi a quell'azzurro capace di dare un attimo di pace e il pensiero a chi, a pochi chilometri da Reggio Emilia, in questo momento, non può fare altro che piangere. Per chi sotto le macerie ha lasciato la vita, per chi sotto i calcinacci ha lasciato i ricordi e i sacrifici.


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