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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Quanto è difficile essere donne di questi tempi!

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equilibrista equilibrista “La fattura è stata spedita ieri regolarmente via email. Provo a rimandargliela. Se non le dovesse essere arrivata entro stasera mi chiami pure al 333-33333.Giorgio.” Leggevo sul monitor del mio pc il messaggio del fornitore di Varese e pensavo tra me e me “ come cazzo si fa a perdere un’email? In quale spazio virtuale staranno a giacere ferme e  sonnolenti? Magari aspettano un bacio per essere inoltrate..

“Salve, buongiorno!” Futura cliente. Per ora solo una voce non familiare. “Ciao”. Forse dovrei darle del lei. Però ha quasi la mia età. Farei la figura della snob. E sono
appena le 9 del mattino, troppo presto per essere formali.
“ Vorrei gentilmente acquistare l’ultimo di brain training per ds. Ce l’ha?” Eccerto che si, le rispondo. “E lì, nell’ultimo scaffale. Prendilo pure”
Un gioco del genere serve per tenere in allenamento la mente, una sorta di innumerevoli quiz mentali per scoprire a che livello senile è scesa o salita la tua intelligenza. Così in vena di confidenze sgancio: “Non ti senti abbastanza intelligente? Hai bisogno di prove?” Fortunatamente ride. Il ghiaccio si è rotto.Il mio era sciolto da un bel po'.
“No, macchè! Mi serve per distrarmi in treno da Lecce a Bari. Sai ogni giorno su e giù, e non riesco più a concentrarmi leggendo. Il ds mi fa compagnia.”
“ Lavori a Bari?” inevitabile domanda.
“ No, o forse dovrei dire si. Collaboro con l'Università, lavoro come ricercatrice”.
Che bello! ho sempre pensato che fare la ricercatrice fosse una lavoro figo. Da piccola quando mi chiedevano cosa avrei fatto da grande rispondevo o la truccatrice o la ricercatrice. Evidentemente ignorando il significato di entrambe, visto la fine che ho fatto!
“Bello??? non c'è nulla di bello nel decidere di fare carriera nel mondo universitario”. Lapidaria, senza via d'uscita.
Smetto di avere stampato in faccia quel sorriso sornione.
Entra mia figlia accompagnata dalla nonna, avrà avuto meno di un anno. Si dirigono verso me.
E' tua?- fa.
Si.
“Anch'io ho una figlia della stessa età, beata te che la puoi vedere ogni giorno! Io parto la mattina e ritorno la sera, spesso piange quando vado via. Figurati che l'altro giorno era con la febbre e chiedeva di me, son potuta tornare a casa solo dopo le 21.”
Il tono inizia a farsi serio. I suo occhi lucidi.
“Ma che ci posso fare?-continua lei- Dopo tanti sacrifici per prendermi una laurea, dovrei mollare tutto? Mio marito vorrebbe questo. Figurati che lo stipendio a Bari è da fame, continuo ad andarci solo perchè non saprei che fare se decidessi di mollare. Nella mia vita ho solo saputo studiare, ma si sa che nel mondo universitario non è sufficiente questo per andare avanti!” Dovrei dirle qualcosa. Ma cosa? Scegliere tra carriera malpagata o vita da casalinga infelice? Mi guarda come se dipendesse da me il suo futuro. Magari avessi questo potere!
Le dico che il tempo perso lontano da sua figlia lo rimpiangerà. Ma non credo che sia il suggerimento giusto. Non so cosa vorrebbe sentirsi dire. Sento per la prima volta tutto il peso della mia generazione precaria portato sulle spalle di una ragazza da poco madre, in bilico tra lavoro malpagato e istinto materno. Vorrei dirle che tutto cambierà un giorno, che bisogna crederci, ma in cuor mio so che non è così. Questa precarietà non è solo economica, ma fisiologica, finirà con renderci sempre più sfuocati e instabili emotivamente.
“Quanto è difficile essere donne di questi tempi!” sbuffa.
Io le faccio lo scontrino e annuisco. Nei suoi occhi ancora incertezza, e forse un po' di rabbia repressa. Delle volte mi chiedo che decisione abbia preso quella cliente triste, se passerà ancora il tempo a giocare con una stupida console ad uno stupido gioco nel tratto ferroviario che da Lecce la porta a Bari, aggrappandosi alla sua passione attraverso un Prof che la sfrutterà promettendole un futuro migliore, col cuore che le sale in gola appena sentirà squillare un cellulare; o forse avrà rinunciato a tutto questo, e starà abbracciando felice la sua piccola. Chissà...

 
Questo racconto l'ho scritto dopo avere letto ne Il Quotidiano di Lecce la notizia risalente al non lontanissimo novembre 2010:


Sfiorata la tragedia agli Olivetani
(4 NOVEMBRE) Lecce. Una mattina come tante quella di oggi all’ex-monastero degli Olivetani, dove per un soffio non si è verificata una tragedia. Una giovane ricercatrice di Copertino, assistente del docente di Storia Moderna, Mario Spedicato, ha tentato di togliersi la vita gettandosi dal balcone che dà sul cimitero. Intorno alle 10, nei corridoi della sede del Dipartimento di Studi Storici dell’Università del Salento, le urla interrompono la quiete che si è soliti respirare tra quelle mura.
La testimonianza degli studenti che a quell’ora stavano seguendo la lezione della professoressa Anna Lucia De Nitto, accorsi subito dopo aver udito le grida provenienti dal balcone. Pare che la ricercatrice stesse passando un periodo di sconforto legato a vicende lavorative, e questa insofferenza l’abbia portata a decidere di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto di un terrazzo che dista una decina di metri da terra. L’arrivo degli studenti, accorsi nella speranza di farle cambiare idea, ha evitato il peggio, convincendola ad allontanarsi dal cornicione. Sul posto sono intervenute le Forze dell’Ordine e i soccorsi del 118, che hanno trasportato presso l’ospedale di Lecce sia la
ricercatrice che il docente di Storia Moderna, che avrebbe accusato un malore dopo l’accaduto.


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