Debito, moneta e inflazione: una soluzione a portata di mano

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Con l’inizio del nuovo anno negli ambienti della politica sembra cominci a circolare la voce dell’introduzione di una tassa patrimoniale per ridurre l’ormai mostruoso debito pubblico italiano.   Già in passato questa soluzione era stata adottata dal Governo Amato che con l’ennesima promessa di rimettere i conti in ordine, aveva spinto gli italiani a sacrificarsi nella prospettiva di un maggior benessere futuro. Sempre in questa ottica poi, rafforzata anche dall’emergenza, i cittadini si sono dovuti ancora spremere per salvare il sistema bancario da un disastro economico-finanziario dettato da una loro incauta e spavalda attività operativa.  
Se pertanto siamo ancora qui a parlare di patrimoniale è evidente che lo strumento non solo non ha funzionato, ma come può facilmente notare un qualsiasi uomo della strada dotato di buon senso, rappresenta solo la solita minestra fino al prossimo sacrificio.  
Oltretutto si dimentica spesso di dire che, a causa di un sistema economico ingessato, i sacrifici sono ormai la quotidianità e questo rende ancora più vere e drammatiche le parole di Keynes quando affermava che nel lungo periodo siamo tutti morti.  
Il debito pubblico, come ho già avuto modo di scrivere, è in realtà inestinguibile a causa del suo stesso meccanismo che lo genera. Esso non consente al paese di liberare le sue energie migliori e lo tiene stretto in una morsa che giorno dopo giorno si fa sempre più asfissiante.  
Uno Stato che operasse per un “bene comune” che garantisca, la vita, la libertà e il perseguimento della felicità per il suo popolo, attraverso l’esercizio della sua piena e legittima sovranità monetaria, non avrebbe bisogno di indebitarsi verso banche private. Esso potrebbe emettere, semplicemente stampando, tutta la moneta di cui ha bisogno. Fino a quando esistono lavoratori disoccupati e strutture di produzione inattive come in questo periodo, il nuovo denaro può aggiungersi alle scorte senza che i prezzi subiscano variazioni significative. L’inflazione si genera solo quando la domanda di maggior denaro aumenta più velocemente della fornitura di beni e servizi. Ecco perché, se il denaro è usato opportunamente per investimenti produttivi, l’inflazione non può generarsi.
Purtroppo fino ad oggi il denaro creato (o alleggerimento quantitativo come più comunemente viene definito) è servito solo per sanare i bilanci bancari senza entrare per questo nell’economia produttiva.  
Quindi in una situazione fortemente deflativa come quella italiana, sommata all’enorme debito pubblico, è veramente difficile pensare di poter far risalire il PIL ad un livello dignitoso. Anche perché, nell’attuale vortice della globalizzazione dove tutti gli stati vogliono esportare, non si capisce chi sono gli importatori che consentiranno a quest’ultimo di crescere. Inoltre non è neanche possibile pensare che la domanda interna possa supplire alla mancanza di esportazioni, dato che è già logorata da un’elevata pressione fiscale, dai tagli alla spesa pubblica e da redditi sempre più bassi e precari. Una ulteriore spremitura può solo aggravare la deflazione e con essa lo stato d’animo degli italiani.  
Allora ci dobbiamo solo rimettere alla bontà della BCE sperando che magari segua, prima o poi, il consiglio di Keynes che, in casi estremi, suggeriva di far scavare delle buche nel terreno per nascondere del denaro e fare in modo che successivamente, la gente potesse ritrovarlo per spenderlo.  
Oppure, facendo riferimento alla battuta di un altro economista molto più in sintonia col modo di operare delle banche centrali, Milton Friedman, si potrebbe pensare di arrivare con gli elicotteri e buttare giù quanto più denaro possibile.  
Sperando almeno che lo si faccia in una giornata poco ventosa, potrebbe forse rappresentare la vera soluzione alla crisi.

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