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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Inesorabile destino

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Oggi l’umanità si trova ad un nuovo giro di boa e nel mezzo di un altro grande sconvolgimento sociale.  La prima grande trasformazione avvenne intorno al XVIII secolo, quando a seguito della recinzione delle terre in Inghilterra e l’annullamento del sistema del sussidio ai poveri (Speenhamland), si creò, in linea col nascente pensiero liberale, il “mercato” del lavoro destinato a servire l’industria e la nuova società mercantile.

Motore di quel cambiamento fu oltretutto la pratica del prestito ad interesse che, fino al XVI secolo, sia per motivi religiosi che legali veniva severamente proibita in tutte le società occidentali.. Quando poi il denaro iniziò ad essere creato anche dalle banche attraverso il debito, gli effetti sulla società furono, e lo sono ancora oggi, pervasivi e molto forti. L’applicazione dell’interesse generò tre conseguenze fondamentali sulla società incoraggiò la competizione, impose il bisogno continuo di crescita economica e trasferì il denaro da una moltitudine di soggetti a una piccola minoranza.
Queste conseguenze spinsero la civiltà all’interno della cosiddetta rivoluzione industriale cambiando radicalmente la vita di moltissime persone.
Oggi, il sistema monetario basato su quella antica pratica, nonostante la storia lo abbia già giudicato obsoleto e per nulla adatto alle odierne civiltà, continua ad esistere e resistere ignorando e/o svilendo, tutte quelle voci che ne invocano la sua trasformazione.
Viviamo (purtroppo) un tempo in cui i popoli sembrano essere diventati quasi superflui e gli stati, privati delle loro prerogative di sovranità, non possono sviluppare nessuna politica seria ed efficace di redistribuzione della ricchezza. Assistiamo ad una polarizzazione della società dove una ristrettissima oligarchia diventa sempre più ricca a scapito anche di una classe media che viene per questo sempre più annullata.
Una volta era il lavoro che serviva a creare il denaro utile a vivere, oggi invece il lavoro ha un ruolo del tutto marginale perché è il denaro che crea altro denaro e con esso quel potere illimitato con il quale acquista gli uomini e la loro libertà.
E’ il trionfo del mercato delle multinazionali e della finanza globale, creativa, derivata e quanto mai speculativa. Ogni diritto o conquista sociale non ha più valore perché esiste solo il consumo obbligato, omologato e velato da una finta libera concorrenza
Eppure se i popoli, attraverso i loro stati sovrani, si riappropriassero della loro legittima sovranità monetaria, forse potrebbero ancora cambiare il corso di questo tempo e vincere questo inesorabile destino.
Ma questa, è solo una modesta opinione.

http://assaggidieconomia.blogspot.com


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