Il mio addio alle armi (parte seconda)

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giuramento-reclute giuramento-reclute Mi avevano aspettato affacciati al balcone per tutta la mattina e quando mi videro arrivare stanco, sudato e con quel borsone che ormai non riuscivo più a reggere, mi corsero incontro per le scale abbracciandomi e facendomi mille domande. Ero a casa, avvolto dal calore dei miei familiari e dal profumo di cucina delle grandi occasioni. Ripresi la mia vita da dove l'avevo lasciata e ben presto la paura che avevo, di trovare cambiate troppe cose, fu sostituita dalla gioia d'aver trovato tutto come prima, come avevo lasciato. Per prima cosa mi feci ricrescere i capelli, comprai una camicia a fiori e un paio di jeans all'ultima moda. Per tutta l'estate avrei pensato solo a divertirmi, poi a settembre avrei cercato qualcosa da fare e pensavo sarebbe stato tutto più facile perché, allora, il non aver fatto il servizio militare bloccava ogni possibilità di lavoro.
Qualche giorno dopo arrivò l'ultima lettera che avevo spedito l'ultimo giorno di "militare". Mia madre la lesse ad alta voce, ma ormai aveva un altro sapore, ormai ero a casa. Poi la mise insieme alle altre cento e più legate con un filo di cotone e custodite in una vecchia scatola di scarpe.
In quell'ultima lettera mi chiedevo se quei mesi fossero stati utili o no, se fosse stato o no tempo perso: "E' stata una straordinaria esperienza, ho imparato tante cose, la disciplina, l'impegno, la sofferenza, l'amicizia e soprattutto ho imparato ad amare la mia terra", concludeva così quell'ultima lettera.
Quell'estate volò in un attimo, l'autunno portò nuove responsabilità e nuove preoccupazioni. Fu difficile, molto difficile, si alternavano ripetutamente momenti di grande speranza e momenti di grande rassegnazione. Oggi posso dire che tante cose si sono realizzate altre no. Ma quel treno che quella notte mi portava verso casa e quella luna che mi accompagnò per quasi tutto il viaggio, ce l'ho ancora negli occhi e nel cuore, ed io ancora in divisa seduto davanti al finestrino a guardare fuori con occhi pieni di speranza e bagnati ancora da qualche lacrima che non faceva in tempo ad asciugarsi.
Si farà fatica a comprendere "oggi" una storia ormai vecchia, quasi in bianco e nero, quasi d' altri tempi. Un'esperienza che tanti giovani non hanno più la possibilità di fare e che invece io ho avuto la fortuna di ricordare e l'onore e il piacere di raccontare.