Quelli erano giorni

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Isa_Giornata_dellArte_2011 Isa_Giornata_dellArte_2011 Ai miei tempi, cominciava il 1° ottobre quella che per noi era di una noia mortale: LA SCUOLA . Poi per più di un mese si facevano poche ore di lezione al giorno, ammucchiati in classi che si componevano e scomponevano sino a prendere le forme e le dimensioni definitive. Appena fuori ci aspettava la "villa", era il punto fermo, lo chalet e il juke-box. Nel frattempo si conoscevano i nuovi compagni e si cominciava a parlare dei nuovi insegnanti. Si cominciava a studiare sul serio che già si respirava aria natalizia. Avevamo i jeans che arrivavano appena alla caviglia e che lasciavano intravedere i calzini bianchi tra i pantaloni e le scarpe. Eravamo una ventina di chili indietro e quei capelli lunghi e castani svolazzavano sui campi di calcio. Divisi a metà tra interisti e juventini, ma insieme scrupolosamente impegnati a cercare un'occasione, un "pretesto per protestare" una ragione per scioperare. E ancora più impegnati a convincere i nostri genitori che si trattava di contestazioni che valeva la pena fare e che sbagliavano a rinfacciarci continuamente e ingiustamente la colpa di: non avere voglia di studiare.
C'erano cose che quando le spiegavano, le trovavo così facili che mi sembrava di conoscerle già, ma altre che non son riuscito mai a capire, mai a imparare. Posso dire a distanza di così tanto tempo che non fu molto felice la scelta di iscrivermi all'ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE per diventare RAGIONIERE e che in quei tempi era già tanto. Ma la scelta era stata fatta e con un anno di ritardo, conquistai finalmente anch'io il titolo di RAGIONIERE.
La cosa che posso affermare con certezza è che il rispetto che noi avevamo verso i professori era di gran lunga superiore al rispetto che "oggi" hanno gli alunni verso i loro insegnanti. Quell'anno cantavamo la canzone di una cantante che cantava scalza: " QUELLI ERAN GIORNI", era diventata il nostro inno. Ad ascoltarla oggi è più vera che mai: QUELLI ERAN GIORNI.

Caro Piero, anche per i ragazzi che oggi cominciano la scuola quelli trascorsi nelle aule disadorne dei nostri edifici scolastici saranno giorni indimenticabili. Anche loro fra qualche anno, nostalgicamente, si ripeteranno "quelli eran giorni". Il dramma serio è che, nella sua struttura essenziale, la scuola non è cambiata negli ultimi cinquanta anni. Ci sono i pc, c'è internet ma non c'è altro. Gli insegnanti sono stanchi ed anziani. I pochi docenti giovani sembrano già invecchiati. La lezione, almeno alle Superiori, continua ad essere frontale. I laboratori, al Sud, esistono solo in poche scuole felici e 'sperimentali'. Gli studenti spesso si annoiano. Quando noi adulti, oltre che ricordare "quei giorni", faremo in modo che i nostri ragazzi non siano costretti a viverli proprio esattamente come li abbiamo vissuti noi?(d.v.)