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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
Viva Athena
Parva

Ridere con l’amaro in bocca

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Angela-Finocchiaro Angela-Finocchiaro "Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C'è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo". Credevo anch'io che il regista David Lynch avesse ragione nell'affermare questo. Soprattutto trovandomi in una città che non fosse la mia. Ho pensato quasi con paura che davvero quel palco potesse portarmi in un altro mondo, lontano dalla realtà. Invece, a sorpresa, il "Valli" di Reggio Emilia, venerdì 13 gennaio, ha offerto ai miei occhi la porzione di una vita che appartiene a tutti, indistintamente.
Angela Finocchiaro, nel suo essere madre a tratti nevrastenica, spesso ironica e un po' agrodolce, in "Open day" ha dato voce a centinaia di migliaia di donne alle prese con il tempo che passa, con i rimpianti e i rimorsi che un matrimonio naufragato porta con sè, con l'essere genitore, le cui premure a volte sono boomerang difficili da evitare. Michele di Mauro ha svelato i dubbi di gran parte dei papà che, per farsi voler bene, puntano molto sull'accondiscendenza, cercando di nascondere il più possibile i problemi economici, le insoddisfazioni legate a una carriera che stenta a decollare, l'incapacità di instaurare un rapporto affettivo solido e duraturo.
La pre-iscrizione della figlia adolescente alla scuola superiore diventa il leit-motiv che guida questa coppia "scoppiata" nel suo inaspettato percorso nei ricordi. E' un'analisi che sviscera vecchie ansie e nuovi timori e che spinge il pubblico a sorridere, a ridere, spesso a stringere i denti in un "è proprio così". Più di un'ora e mezza di botta a risposta che ha coinvolto e fatto riflettere. Con il testo di Walter Fontana e la regia di Ruggero Cara, una Finocchiaro che non delude nemmeno stavolta e un Di Mauro a volte protagonista, a volte spalla, "Open day" è da vedere. Da ascoltare. E da vivere. "Viva il teatro, dove tutto è finto e niente è falso" (Gigi Proietti).


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