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Galatina sperduta per quasi un ventennio nelle lungaggini della burocrazia

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scuolamontinariRr scuolamontinariRr Verso la fine del 1° decennio del secolo scorso, per la mancanza di un idoneo edificio scolastico (E.S.), la situazione delle Scuole Elementari di Galatina era divenuta oltremodo insostenibile. All'epoca le classi erano 23, quasi tutte molto numerose: per esempio, i maestri Giuseppe Attanasi e Pierina De Core nell'a.s. 1909-10 insegnavano a scolaresche di oltre 80 alunni ciascuna, mentre la maestra M. Addolorata De Core nell'a.s. 1910-11 aveva addirittura una classe di 110 alunni. Questo avveniva soprattutto perché la cronica carenza di aule non consentiva i necessari sdoppiamenti delle scolaresche. Infatti 12 erano le classi femminili, tutte sistemate in locali dell'ex Monastero della Clarisse, mentre le 11 classi maschili erano ospitate in ambienti dell'ex Convento dei P.P. Domenicani, appartenente al Pio Istituto "P. Colonna", al quale il Comune doveva pagare l'affitto. Sia nell'uno che nell'altro caso trattavasi di locali, che, sebbene adattati ad aule, erano in pratica privi delle caratteristiche scolastiche ed igienico-sanitarie previste dalle leggi vigenti.
Era, quindi, quanto mai necessario costruire un vero edificio, che fosse sufficiente ad accogliere decorosamente l'intera popolazione scolastica interessata e consentisse la suddivisione della stessa in classi, ciascuna costituita da un numero di alunni che non superasse i limiti consigliati dalla pedagogia e/o fissati dalle norme ministeriali.
Tale stato di necessità fu preso in seria considerazione dall'Amministrazione Comunale (A.C.) eletta nel 1909 e presieduta dal Prosindaco ing. A. Vallone, la quale il 27.02.1910 chiese ed ottenne che il Consiglio Comunale (C.C.) disponesse l'assegnazione all'ing. Pasquale Micheli del "progetto dell'edificio scolastico elementare" unitamente sia alla nomina della "commissione per l'ampliamento dell'abitato", costituita da Antonio De Paolis, Pasquale Micheli e Luigi Viva, che al conferimento all'ing. Francesco Antonica dell'incarico a "redigere il piano regolatore edilizio".
Si trattava infatti del primo passo nell'importante iter amministrativo, il quale tendeva a far sorgere l'E.S. quasi a coronamento di un nuovo quartiere cittadino da relizzare ad ovest di piazza Alighieri, che intanto era stata resa contigua a piazza S. Pietro.
L'area scelta per erigervi l'E.S. era di circa mq. 8.800 e costituita di 3 appezzamenti appartenenti a 3 diversi proprietari. La metà di essa sarebbe stata occupata da un cortile centrale.
Il progetto redatto dall'ing. Micheli, datato 06 dicembre 1912, fu approvato dal C.C. sei giorni dopo. Nella relazione ad esso allegata si leggeva fra l'altro:
" [...] Il fabbricato è costituito di due sole file di ambienti, ottenendo così illuminazione ed areazione diretta. E' diviso nel senso verticale per le classi maschili e femminili e ciascuno scompartimento ha classi al pianterreno ed al piano superiore.
Vi sono 24 aule scolastiche, 12 per maschi e 12 per femmine, oltre la palestra scolastica e gli accessori, come: 2 sale d'aspetto e riunione, stanze per la Direzione, per gli archivi, 2 per gli insegnanti, 2 per biblioteche, 2 per musei, 2 per disegno, 1 per lavori manuali e donneschi, 2 per alunni indisposti [...].
Le aule sono state calcolate in modo che ad ogni alunno corrisponda più di un mq. di pavimento e più di 5 mc. di ambiente, soddisfacendo così a quanto richiesto dai più esigenti igienisti.
I vestiboli hanno una larghezza costante di metri tre. I pavimenti di tutti i locali sono stati progettati in liticemento, in maniera da ottenere una superficie continua da potersi lavare con facilità [...]. Le latrine sono state collocate agli estremi della fabbrica...con aria e luce diretta, per modo da garantire contro moleste esalazioni [...]. La palestra è posta nella parte centrale del lato ovest, la superficie coperta è di mq. 379,20 e vi si accede tanto dalle scuole maschili che femminili con passaggi pure coperti.
La spesa presunta per la costruzione dell'intero edificio è di lire 355.000 [...]. Per le espropriazioni ed i lavori occorrono cinque anni [...]. "
Quanto sopra descritto era possibile constatarlo visivamente nella planimetria e negli altri grafici del progetto, del quale sorprende la modernità e soprattutto la sovrabbondanza di locali accessori (cioè diversi dalle aule scolastiche), di cui si finirà purtroppo col realizzare soltanto la direzione e la segreteria, sacrificando perfino la palestra coperta.
Le spese per costruzione dello stabile sarebbero state affrontate con mutui da richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti, per i quali lo Stato si sarebbe assunto in parte l'onere degli interessi.
Non era esagerato affermare che occorrevano 5 anni "per le espropriazioni ed i lavori", poiché si trattava di acquisire, con dichiarazioni di pubblica utilità, i suoli (insieme alle costruzioni insistenti su di essi) per realizzarvi oltre all'E.S. l'asse del nuovo quartiere, consistente nell'intero percorso da piazza S. Pietro all'erigendo stabile, cioè nel tragitto attualmente costituito da: piazza D. Alighieri (lato sud), corso Principe di Piemonte, piazza F. Cesari e strade contigue.
Nel 1914 all'Amministrazione del Prosindaco Antonio Vallone subentrò quella presieduta dal fratello, dott. Vito Vallone, la quale il 14 gennaio 1916 decise la richiesta alla Cassa DD.e PP. di un mutuo di lire 355.000. Il progetto Micheli fu approvato dal R. Prefetto con decreto dell'11 luglio 1916, ma, essendo in corso la prima guerra mondiale, fu impossibile ottenere dal Ministero dei Lavori Pubblici l'autorizzazione a contrarre il sopraccitato mutuo.
L'iter amministrativo della stessa pratica fu ripreso ex novo nel 1920, quando il C.C., a causa del notevole rincaro subito da materiali, trasporti e manodopera, fu costretto a portare il costo previsto per l'intera costruzione da 355.000 a 1.795.000 lire e a richiedere alla Cassa D.D. e P.P. un mutuo di lire 1.795.000 (v. delibere datate 11 e 19 febbraio 1920).
Il 27 ottobre 1920 s'insediò una nuova Amministrazione, presieduta dallo stesso dott.Vito Vallone, la quale dovette fare i conti con le sempre più frequenti proteste dei genitori degli alunni, che giustamente deploravano l'insegnamento effettuato a giorni alterni, in quanto il numero delle classi era molto aumentato, mentre le aule disponibili erano sempre 23.
Pertanto l'A.C. decise di presentare ai competenti Organi Superiori un progetto stralcio, riguardante soltanto il pianoterra dell'E.S., per la costruzione del quale fu richiesto alla Cassa DD.e PP. un mutuo di lire 1.350.000. Ciò avveniva nel 1922, anno in cui s'insediò il Governo Fascista, che con R.D. 287/23.02.1923 dispose che competente a vagliare gli atti relativi ai mutui per edifici scolastici era il Ministero della Pubblica Istruzione. Quest'ultimo con nota del 24 luglio 1923 restituì al Comune il progetto dell'E.S. con numerosi rilievi, tra cui: • la necessità di ridurre il progettato edificio a proporzioni più modeste, soprassedendo anche alla costruzione della palestra coperta; • privilegiare la costruzione di aule, riducendo da 4 a 2 gli ambienti destinati a museo e biblioteca; • diminuire in grandezza le sale d'aspetto, le sale per gli insegnanti ed i locali per gli alunni indisposti e le visite mediche. Lo stesso Ministero dispose che l'A.C. doveva "produrre il progetto modificato e corredato dei pareri del Medico Provinciale e del Genio Civile, e di un nuovo preventivo di spesa relativo ai lavori da eseguire", alle risultanze del quale andavano uniformate le richieste di mutuo, tenendo presente che presso la Cassa DD.e PP. era già in corso la concessione di un prestito di lire 410.200, relativo a precedente richiesta.
Il progetto modificato, che importava la spesa di lire 1.520.000, fu approvato il 06.02.1924 da Pietro Zanframundo (commissario prefettizio subentrato al sindaco V. Vallone) e trasmesso al Ministero della P.I., che lo restituì al Comune con nuovi rilievi, avverso i quali l'ing. Ruggero Congedo (incaricato da Giuseppe Festa, nuovo commissario prefettizio) produsse un foglio di controdeduzioni, in cui erano messe in evidenza la contraddizione e l'infondatezza delle osservazioni minsteriali.

In data 08.08.1925 il commissario G. Festa approvò e trasmise ai competenti Superiori Uffici il progetto in questione, insieme a tutti gli atti e al foglio di controdeduzioni, ribadendo con forza che "la costruzione dell'edificio era di vitale interesse per la popolazione, in quanto continuava ad essere irregolare il funzionamento delle scuole", nonostante alle 23 aule del passato fossero state aggiunte altre, ricavate in appartamenti privati presi in affitto.
Tuttavia non mancarono ulteriori rilievi, da parte del Ministero della P.I.. Pertanto l'ing. Francesco Antonica (incaricato da Giacomo Palmisani, nuovo commissario prefettizio) effettuò una nuova variante del progetto dell'E.S., con la quale il costo della costruzione fu ribassato a lire 1.200.000. Così il commissario Palmisani, in data 4 giugno 1926, potè deliberare l'approvazione del progetto modificato, la richiesta alla Cassa DD.e PP. di un mutuo di lire 1.200.000, comprensivo del prestito di lire 410.200 (la cui concessione rimaneva in corso), e l'impegno a destinare in perpetuo l'edificio ad esclusivo uso scolastico, come richiesto dal Ministero.
Ma il successivo 30 novembre 1927 il Provveditore alle Opere Pubbliche di Puglia comunicò a Domenico Galluccio (podestà di Galatina, subentrato al commissario Palmisani) di non poter approvare il progetto dell'E.S. con tutte le varianti, relative ai costi dell'opera, apportate dal Comune nel corso degli anni. Tuttavia lo stesso spontaneamente si offrì a far eseguire dall'ing. Terzo De Angelis, funzionario del Provveditorato, tutte le modifiche del progetto in questione, richieste dalle leggi vigenti.
Il podestà Galluccio, considerato che "la Città da quasi un ventennio, sperduta nelle lungaggini di una pratica burocratica, non riusciva a realizzare la costruzione dell'E.S.", di buon grado, con delibera del 10 dicembre 1927, autorizzò quanto era stato proposto dal suddetto Provveditore.
Il successivo 5 dicembre 1928 egli potè approvare il progetto redatto dall'ing. De Angelis e già munito del benestare rilasciato dal Comitato Tecnico del medesimo Provveditorato alle OO. PP. il 29 settembre u.s., nel quale si prevedeva per l'opera il costo complessivo di lire 1.170.000, ivi compresa la più volte citata somma di lire 410.200, sufficiente a coprire i costi della costruzione del pianoterra dello stabile.
Lo stesso ing. Terzo De Angelis stralciò dal progetto generale quello relativo a detto pianoterra, il quale fu approvato con delibera n.4/20 gennaio 1929 dal podestà Galluccio. Questi provvide poi all'espropriazione del suolo edificatorio e alla contrazione del mutuo di lire 410.200 da restituire in 50 anni, la quale fu conclusa al tasso del 6,25 % , di cui il 4 % a carico dello Stato (v. decreto del Ministero dei LL.PP./ 15 maggio 1929).
La gara per l'appalto dei lavori relativi alle opere murarie di detto pianoterra dell'E.S., per l'importo lordo di lire 392.101, fu vinta dalla Ditta Martines Oronzo Luigi, col ribasso d'asta del 2,50 % (v. contratto del 2 dicembre 1929, reso esecutivo dal R.Prefetto il successivo 9 dicembre). Purtroppo, a causa di una eccessiva piovosità invernale la consegna dei lavori fu effettuata dal Podestà e dal direttore degli stessi, ing. F. Antonica, il 2 aprile 1930.
Detti lavori furono effettivamente completati soltato il 25 settembre 1931, a causa dei ritardi dovuti all'esecuzione di opere non previste, tra cui la messa in sicurezza delle fondamenta, resa necessaria dal suolo argilloso, e il sopraggiungere di un altro inverno molto piovoso.
Intanto il piazzale antistante l'E.S. veniva denominato "piazza Principessa di Piemonte", e la strada che portava a piazza Alighieri "corso Principe di Piemonte". Cosi Galatina intese onorare il matrimonio del principe Umberto di Savoia con Maria Josè del Belgio, avvenuto 1930.


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