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Ha cento anni l'illuminazione pubblica di Galatina

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lampionemuseo lampionemuseo Nel 1°giorno di primavera di 100 anni fa (domenica, 21 aprile 1912), nell'oscurità serale e notturna di piazze, strade e vicoli di Galatina, divenuta totale in seguito alla rimozione dei lumi a petrolio, brillarono per la prima volta: • 12 lampade ad arco da 10 amperère, accese in media 4 ore per sera; • 68 lampade ad incandescenza a filamento metallico da 25 candele, accese tutta la notte; • 12 lampade ad incandescenza a filamento metallico da 16 candele, accese dallo spegnimento degli archi allo spegnimento generale; • 150 lampade ad incandescenza a filamento metallico da 16 candele, accese tutta la notte.
L'illuminazione elettrica della Città era divenuta realtà grazie alla lungimiranza e al costante e generoso impegno di un'esemplare Amministrazione Comunale (A.C.) , eletta nell'estate del 1909 e presieduta dal Prosindaco ing. Antonio Vallone. Questi (che, tra la fine del secolo XIX e l'inizio del XX, aveva già fatto parte dell'A.C. e successivamente, dal 1901 al 1909 era stato Deputato al Parlamento del Regno d'Italia) il 13 marzo 1910 aveva costituito insieme ad altri 36 cittadini, tra i quali c'erano anche assessori e consiglieri comunali, una Società Anonima denominata Società Galatinese per Imprese Elettriche.
Scopo di questa Società era la produzione, la distribuzione e l'appplicazione dell'energia elettrica, nonché la vendita della stessa per qualsiasi uso, la costruzione e l'esercizio di impianti elettrici ed in generale le operazioni relative all'industria dell'elettricità in tutte le sue manifestazioni.
Il capitale sociale di lire 75.000 (settantacinquemila), costituito da n.150 (centocinquanta) azioni di lire 500 (cinquecento) ciascuna, era già stato interamente sottoscritto da n.40 azionisti.
Il testo del contratto col quale l'Amministrazione Comunale aveva concesso alla suddetta Società il servizio d'illuminazione pubblica e il diritto di poter fornire l'energia elettrica a privati, sia per illuminazione che per forza motrice, era stato pubblicato in un opuscolo di n.23 pagine, fatto stampare nel 1910 dalla Tipografia Mariano, col titolo: "Capitolato per l'impianto e l'esercizio dell'Illuminazione Elettrica nel Comune di Galatina". Questo constava di ben 37 articoli nei quali, oltre al numero ed alla tipologia delle sopraindicate lampade, da installare nelle vie e nelle piazze (v. art. 5), fra l'altro, si stabiliva:
• la durata della concessione in 29 anni (art.2), dopo i quali il Comune sarebbe diventato proprietario di: "corpi illuninanti, bracci e colonne di sostegno, fino alle valvole"; inoltre avrebbe avuto il diritto di "acquistare l'officina e tutto l'impianto "(art. 4);
• l'obbligo per la società concessionaria di sostituire le lampade ad incandescenza la cui intensità luminosa fosse diminuita del 20% (art.7);
• la forza motrice per l'apparecchiatura elettrogena veniva prodotta da "motori ad olio pesante", l'impianto doveva essere a corrente alternata trifase e la rete dei fili conduttori aerea, salvo la conduttura sotterranea per le lampade ad arco al centro di Piazza Alighieri (art. 10);
• tutto il materiale già esistente per la pubblica illuminazione a petrolio veniva ceduto dal Comune alla Concessionaria, la quale poteva, quindi, adibire mensole e colonnine per le lampade ad incandescenza, mentre il medesimo Comune, oltre a provvedere a sue spese all'adattamento delle stesse e all'eventuale acquisto di altre mensole, doveva fornire le colonne metalliche per le lampade ad arco (art. 11);
• l'accensione di tutte le lampade pubbliche doveva avvenire esattamente nell'ora indicata da una tabella oraria, approvata dall'A.C., con riferimento all'orario indicato dall'orologio pubblico, "il quale serviva di norma e controllo, ed in difetto, dall'orologio della stazione ferroviaria" (art. 15);
• in corrispettivo del servizio di pubblica illuminazione il Comune doveva pagare alla Società concessionaria la somma annua di lire 10.000, dalla quale sarebbe stato trattenuto l'annuo canone di lire 2.000 per l'occupazione di suolo pubblico (art. 16);
• il contributo fisso annuo di lire 8.000 doveva essere pagato dall'A.C. a rate mensili posticipate e, in caso di mora, qualora il credito della Società verso il Comune avesse superato l'importo di lire 4.000, la prima aveva la facoltà di sospendere il servizio d'illuminazione pubblico, senza perdere i diritti relativi alla concessione in corso (art. 17);
• la Concessionaria poteva fornire a privati, compatibilmente con le potenzialità del proprio impianto, l'energia elettrica per luce, forza motrice, riscaldamento o altri usi, al costo di lire 0,60 per kilovattora, escluso il nolo del contatore e le tasse o dazi gravanti l'energia; la fornitura di energia al Comune per illuminazione e per forza motrice (esclusa beninteso l'illuminazione stradale) avveniva alle stesse condizioni adottate per i privati (art. 22);
• tutti i materiali, impiegati dalla Concessionaria tanto per l'impianto quanto per l'esercizio, erano esenti da qualsiasi tassa o dazio comunale esistente o che potesse essere stabilito in seguito e, se lo Stato avesse tassato il consumo di energia per illuminazione pubblica, tale aggravio sarebbe andato a carico del Comune (art. 23);
• l'impianto doveva inprorogabilmente andare in esercizio sette mesi dopo l'approvazione definitiva del contratto (art. 35).
In data 25 marzo 1912 il Prosindaco A. Vallone cosi telegrafò al R. Prefetto di Lecce:
"Pregola provvedere con la maggiore possibile sollecitudine autorizzazione esercizio società galatinese imprese elettriche e approvazione capitolato illuminazione elettrica, avendo società già provveduto impianto e potendosi inaugurare la luce. Ulteriore ritardo potrebbe turbare ordine pubblico.
f.to Prosindaco Vallone"
Il primo cittadino di Galatina giustamente temeva un possibile turbamento dell'ordine pubblico. Infatti per realizzare l'impianto elettrico, utilizzando parte del vecchio materiale d'illuminazione a petrolio, era rimasta al buio buona parte della città e, quindi, montava il malcontento della popolazione.
Pertanto egli, avendo avuto il 28 marzo dal Prefetto assicurazione telegrafica che era in corso il decreto di autorizzazione della Concessionaria e che il sopraccitato Capitolato sarebbe stato discusso dal Consiglio di Prefettura nella tornata del 1° aprile, decise, rompendo gl'indugi, che l'illuminazione pubblica sarebbe stata inaugurata il successivo 21 aprile.
Questa decisione, assunta con determinazione e personale responsabiltà da Antonio Vallone, contribuì veramente ad evitare turbamenti dell'ordine pubblico, in quanto l'approvazione del Capitolato in questione divenne definitiva solo alla fine dell'anno 1912, dopo il superamento di impreviste lungaggini burocratiche.

 

[1] Nel 1909, dopo le elezioni amministrative, il nuovo Consiglio Comunale si riunì per eleggere il Sindaco e la Giunta Municipale, ma fu subito necessario rimandare a data da destinarsi la nomina del primo cittadino, poiché la relativa votazione diede il seguente risultato: presenti e votanti  n. 23, schede bianche n. 23. Invece fu regolarmente eletta la Giunta nelle persone di Antonio Vallone (voti 22), M. Micheli (v. 20), A. Romano (v. 19), G. Galluccio (v.19).
Il Consiglio Comunale non tornò più a riunirsi per eleggere il Sindaco, infatti l’Assessore anziano, A. Vallone, ne esercitò le funzioni per cinque anni, in qualità di Prosindaco.

[2] V. Atto notarile n. 69, redatto dal notaio Marino De Riccardis in data 13 marzo 1910.


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