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C'è un frantoio ipogeo sotto piazza Galluccio? Occorrono fondi per scoprirlo

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santacaterina300520111068 santacaterina300520111068 Nel febbraio del 2012 ho pubblicato una ricerca dal titolo "Nel segno della stella a sedici punte", sulle vicende della famiglia Del Balzo a Galatina. Una ricerca nata da una semplice domanda posta da un eccellente interlocutore e dal fatto che conducendo visite guidate nella splendida Santa Caterina d'Alessandria, mi rendevo conto che quella chiesa aveva molte più cose da raccontare rispetto a quanto era stato scritto fino a quel momento. Un lungo lavoro di ricerca, fatto di studi, di confronti, di domande, durato circa cinque anni, un percorso indietro nel tempo in cui mi sono spogliata di quella contemporaneità che obbligava a leggere questa chiesa in senso univoco. Ho invertito il senso di lettura dell'opera, grazie anche al confronto con altri manufatti pittorici, proponendo una datazione intorno al 1360 ed un altro committente, Raimondo Del Balzo, prozio del più famoso Raimondello, molto probabilmente artefice insieme alla seconda moglie Isabella d'Appia, di una prima chiesa e ospedale intitolati alla santa alessandrina. Questa prima chiesa nelle visite pastorali era chiamata Santa Caterina de Veterijs (della vecchia) e sorgeva nell'attuale palazzo Baldi, in via Umberto I ( dovrebbe corrispoondere all'atrio d'ingresso dell'albergo). La chiesa venne demolita negli anni Trenta del XIX secolo.
Il libro è stato letto da docenti universitari, amici, appassionati d'arte. Gli appunti che sono stati fatti muovono tutti nella stessa direzione: scrittura godibilissima, spunti di ricerca interessantissimi, ottima visione generale della storia, ma troppo sintetico, con alcuni errori evidenti e parole saltate, "dovrebbe essere seguita da qualche docente universitario".
Consiglio univoco: continua a scrivere. Il consiglio lo seguirò. Volevo però evidenziare un secondo aspetto che non emerge chiaramente da questa pubblicazione. Durante questa ricerca mi sono imbattuta nella medievale chiesa di Santa Maria Maddalena, costruita quasi a ridosso della chiesa di San Mauro che doveva sorgere negli edifici che si affacciano sull'attuale Piazza Galluccio (di entrambe le chiese oggi non abbiamo traccia).
L'elemento più importante risiede nel fatto che al di sotto di Santa Maria Maddalena vi era un frantoio ipogeo che doveva essere anche di grandi dimensioni ( sembra che fosse il frantoio dei frati francescani di Santa Caterina). Al di sopra di questo frantoio ipogeo venne realizzato un secondo esistente ancora oggi, di proprietà privata, compreso tra via San Francesco e via Romani.
I nostri nonni raccontavano che da Santa Caterina alla casa paterna (in via San Francesco) c'erano dei cunicoli sotterranei che le collegavano e che conducevano fino alla chiesa di san Biagio. Molto probabilmente quei cunicoli, per quel che rigurada la parte antica di Galatina, dovevano essere gli ambienti del frantoio ipogeo.
Sarebbe bello riuscire ad effettuare degli scavi per scoprire l'effettiva ampiezza di questi spazi sotterranei ancora praticati fino agli ani Cinquanta del secolo scorso.
Il centro storico di Galatina attende da anni una politica adeguata di recupero e valorizzazione. Di finanziamenti PON FESR che hanno interessato altri comuni del Salento qui nemmeno l'ombra.
Dal 2013 l'Italia meridionale uscirà dalla zona Obiettivo1. Mi chiedo sinceramente dove potranno essere recuperate somme così elevate per far rivivere la nostra storia.
Grazie per la lettura


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