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Isidoro Mattioli, la Grotta dei Cervi. Il ricordo di un amico

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gruppo_speleoIsidoroMattioli gruppo_speleoIsidoroMattioli grotta-dei-cervi grotta-dei-cervi Un giorno di vacanza è sufficiente per fare una pausa e far riaffiorare alla mente pensieri lontani, paesaggi, luoghi affascinanti visitati realmente o conosciuti attraverso racconti. Penso alla Grotta dei Cervi, a questo sito archeologico tra i più suggestivi e spettacolari del Salento e penso all’amico Isidoro Mattioli, uno degli scopritori della grotta.

Erano in cinque quel 1° febbraio del 1970: Mattioli, Albertini, Mazzotta, Evangelisti e Rizzo, tutti facevano parte del Gruppo Speleologico Salentino “P. de Lorentis” di Maglie, ma Isidoro fu il primo ad individuare l’ingresso di quello che oggi viene considerato il più imponente complesso pittorico neolitico d’Europa. I pittogrammi al suo interno risalgono al 4000/3000 a.C.

Per motivi di lavoro e per oltre dieci anni ho avuto modo di incontrare spesso Isidoro che non era originario del Salento ma che si era così bene integrato qui al sud da diventarne parte. Ogni tanto, quando aveva un po’ di tempo tra un impegno e l’altro, si sedeva a raccontare, e il più delle volte raccontava della Grotta dei Cervi. I suoi occhi scintillavano mentre descriveva quello che aveva visto lì sotto nei vari cunicoli, nei corridoi, la sua voce cambiava mentre cercava di farmi capire le sensazioni provate nell’entrare in quel luogo straordinario, dove l’uomo ha lasciato testimonianza di sé oltre 5000 anni fa. Pitture fatte con il guano di pipistrello che rappresentano figure astratte di simboli arcani, o scene di caccia ai cervi, cervi così numerosi da dare il nome alla grotta. E poi la stanza delle manine, numerosissime impronte di mani lasciate per sempre sulle pareti della grotta a testimonianza di presenze preistoriche, uomini, donne e bambini di cui non si riesce ad immaginare il volto ma le cui mani sono lì così presenti da sembrare vive.

Isidoro raccontava della grotta come di un luogo in cui il tempo è sospeso, un luogo che incanta e allo stesso tempo inquieta: nel ventre della terra avvolti da un silenzio profondo interrotto di tanto in tanto dall’eco di una goccia d’acqua che cade nell’eterno stillicidio che crea stalattiti e stalagmiti. Isidoro si interrompeva per guardarmi dritta negli occhi e sussurrare, come se volesse convincermi di qualcosa che anche a lui sembrava impossibile: “lì dentro ho avuto la sensazione di essere osservato, ho avvertito una presenza…forse ho sentito un respiro…da accapponare la pelle… Poi mi tranquillizzava: “forse era solo una suggestione…”.

Mattioli è morto nel 2006 col cruccio di non aver visto realizzarsi il progetto avviato nel 2003 che prevede la ricostruzione virtuale della grotta dei Cervi. Progetto, coordinato dall’Università del Salento, che porterà ad una visione globale del sito il cui accesso è proibito per non alterare le delicate condizioni ambientali che hanno permesso la conservazione di circa 3000 pittogrammi per oltre 5000 anni.

C’è da augurarsi che, portata a termine questa opera che sicuramente attrarrà numerosissimi studiosi e turisti, si ponga in rilievo anche l’elenco dei nomi degli scopritori del sito archeologico, cinque uomini che purtroppo hanno avuto ben pochi riconoscimenti fino ad ora, ma a cui va il nostro grazie per aver portato alla luce una così grande meraviglia.

(Nella foto Severino Albertini, Isidoro Mattioli, Remo Mazzotta, Enzo Evangelisti, Daniele Rizzo, da trekkingsalento.com)


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