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Legalità e conflitti di interesse

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AntonioMarraR AntonioMarraR Senso della legalità non significa soltanto aderenza passiva alla lettera della legge, ma ha un significato più intimo e profondo, che emerge allorché ciascuno di noi prova un senso di disagio ogniqualvolta si trovi di fronte a situazioni che l'innato senso di giustizia fa apparire come ingiuste. Legalità, per chi è chiamato ad amministrare una comunità, vuol dire anche assumere tutte quelle iniziative atte a far sì che quel senso di disagio non emerga in nessuno dei consociati. Ciò premesso, mi permetto di invitare tutti i candidati che abbiano veramente a cuore un radicale rinnovamento della politica, nel solco della legalità praticata e non solo proclamata, a riflettere su quanto segue.
1)Credo che tutti si possa trovarsi d'accordo sul fatto che il Consiglio Comunale e i singoli consiglieri hanno potere di controllo politico-gestionale sull'operato della Giunta, essendo tali poteri riconosciuti sia dal T.U. sugli enti locali (art. 42 D.Lgs. 267/2000), sia dal nostro Statuto Comunale (artt. 10 e 27). Come non può revocarsi in dubbio che il potere di nomina degli assessori e del vice sindaco é attribuito dall'art. 46, comma 2 del citato T.U. e dall'art. 36, comma 3, dello Statuto, al sindaco.
2)L'art. 25, comma 6, dello Statuto prevede ancora che "Il comportamento dei Consiglieri, nell'esercizio delle proprie funzioni, deve essere improntato alla imparzialità e al principio di buona amministrazione, nel pieno rispetto della distinzione tra le funzioni, competenze e responsabilità degli amministratori e quelle proprie dei Dirigenti del Comune."
3)L'art. 36, comma 6, dello Statuto prevede, infine, che "Non possono far parte della Giunta il coniuge, gli ascendenti, i discendenti, i parenti ed affini entro il terzo grado del Sindaco. Gli stessi non possono essere nominati rappresentanti del Comune.". mostrando, così, di contenere una grossa lacuna, in quanto non contempla analoga incompatibilità anche rispetto ai consiglieri. Tale lacuna ha dato adito, nel recente passato, a situazioni di eclatante conflitto d'interesse evidenziate a suo tempo da Galatina Altra, che hanno visto ricoperte da soggetti legati da vincoli di parentela strettissimi le cariche di consigliere, assessore e presidente della C.S.A. S.p.A.
Si tratta, evidentemente, di situazioni ed eventi che contribuiscono sempre più ad allargare la già grande frattura tra la gente e la politica. Quest'ultima diventa sempre più lotta per il potere fine a sé stesso, piuttosto che per l'esercizio di esso come strumento necessario per il perseguimento del bene comune.
Il conferimento degli incarichi gestionali (assessorati, presidenze di enti economici partecipati, ecc.), secondo la vigente legge e secondo lo Statuto (art. 46, comma 2), è di competenza esclusiva del sindaco. Eppure tutti coloro che hanno un minimo di conoscenza della realtà sanno bene che questa norma è costantemente ignorata e violata da una prassi che vede applicate, per comune accordo tra i partecipanti alle diverse coalizioni, le regole del manuale "Cencelli", con la spartizione preordinata delle poltrone, alla base delle quali, ovviamente, stanno criteri di valutazione che nulla hanno a che vedere con la competenza e con l'onestà dei designati, i quali si riducono a rappresentare i terminali di giochi ed equilibri di potere fini a sé stessi e perciò autoreferenziali. La buona gestione di un servizio verso i cittadini, in questo quadro, non riceve certo il rilievo dovutole, ma è relegata ad un ruolo di pura casualità e residualità.
Il metodo descritto ha come corollario un ulteriore inconveniente, che si concretizza anch'esso in una violazione della volontà del legislatore, il quale ha voluto fortemente la massima separatezza fra potere esecutivo (sindaco e giunta) e poteri di controllo spettanti al Consiglio. Separatezza che non può effettivamente realizzarsi se gli assessori sono di fatto designati dalle forze politiche componenti la coalizione vincitrice che siedono in Consiglio, per cui essi non sono altro che la longa manus di ciascuna di esse, ne subiscono l'eventuale influenza negativa e ne sono protetti di fronte ad eventuali errori ed inefficienze. In questo modo si crea inevitabilmente una rete invisibile di reciproche complicità, da cui possono generarsi anche situazioni più o meno esplicite di ricatto e compromesso al ribasso. Il tutto, naturalmente, a detrimento dell'interesse generale di buon governo e di effettiva assunzione di responsabilità da parte dei vari attori presenti in campo. E tutto questo sortisce anche l'ulteriore effetto di rendere, di fatto, pressoché vana la funzione di controllo assegnata all'opposizione, la quale nulla può, in concreto, di fronte ad una eventuale maggioranza coesa nel perseguire modalità e obiettivi di governo contrari al pubblico interesse.
E' del tutto evidente che ben diversa sarebbe la situazione che si verrebbe a creare qualora fosse realizzata effettivamente quella separatezza d'interessi fra Consiglio e Giunta voluta dal legislatore.
Se tutto ciò è vero, ci troviamo ancora una volta, dunque, a dover considerare che tutti i nostri guai affondano le proprie radici nell'humus della mancata osservanza delle regole che il popolo, attraverso i propri rappresentanti, ha legittimamente imposto. Regole che, se rispettate nella loro profonda essenza, assicurerebbero certamente il buon governo della cosa pubblica.
Se ciò non avviene è anche perché noi cittadini, ai quali in ultima istanza appartiene il potere, non esercitiamo col dovuto rigore il nostro diritto-dovere di valutazione nei confronti di coloro cui andiamo a conferire la delega per gestire la cosa pubblica. Diritto-dovere che, ove fosse correttamente esercitato, dovrebbe sortire come conseguenza l'allontanamento di coloro che hanno mostrato di violare e/o aggirare le leggi.
In conclusione, l'appello che rivolgo a tutti coloro che saranno eletti è quello di prendere molto sul serio le parole contenute nella formula del giuramento, non considerandolo una semplice formalità. Di conseguenza, essi lascino che il Sindaco eletto scelga effettivamente, assumendosene la totale responsabilità, i propri assessori e che la Giunta designi in piena autonomia i rappresentanti negli enti partecipati. Solo così potranno dire di non aver disatteso il giuramento prestato.
Chiedo, in ogni caso, che gli eletti s'impegnino pubblicamente a procedere all'integrazione dell'art. 36 dello Statuto, nel senso sopra evidenziato. Se si è d'accordo sul fatto che la legalità si pratica, non vedo ostacoli all'accettazione di questo invito.
Se l'invito non sarà accolto, gli elettori attenti ne traggano le conseguenze.


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