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Le tre lavoratrici del Museo 'Cavoti' devono tornare al loro posto

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PietroCavoti PietroCavoti Al di là di ogni facile strumentalizzazione, la formazione politica che caratterizza la mia coalizione punta decisamente alle risorse culturali di Galatina, quale leva imprescindibile per il rilancio della città. Il museo di Galatina in questo programma ha un ruolo fondamentale, ed abbiamo previsto il potenziamento dei servizi museali. Tanti sforzi sono stati fatti negli anni scorsi per la valorizzazione di questo bene per la città di Galatina,

ed un ruolo di primo piano all'interno di questo processo virtuoso lo hanno avuto certamente le persone che, con la loro professionalità e il loro servizio costante, hanno lavorato nella struttura con impegno e dedizione. È di questi giorni, invece, una notizia gravissima, che mette a repentaglio il futuro del museo e delle lavoratrici Silvia Cipolla, Emanuela Tundo, e Giuseppa Forte: nonostante un contratto a tempo indeterminato e le formali rassicurazioni circa il mantenimento del loro diritto a continuare a lavorare nel Museo, sono state messe alla porta e invitate a lasciare il luogo di lavoro. A seguito del passaggio di consegne dall'Associazione Argonauta alla Cooperativa Imago, scrivono le lavoratrici in una comunicazione inviata al Commissario Prefettizio Dr.ssa Matilde Pirrera "non si è provveduto contestualmente, come obbligatorio per legge, alla regolarizzazione della nostra posizione lavorativa" e, dopo qualche giorno, "in data 11 aprile 2012, con nostro sgomento, i nuovi responsabili si sono recati sul posto di lavoro e adducendo risibili e infondate motivazioni ci hanno sollevato dall'impiego pretendendo la consegna delle chiavi e l'allontanamento dal posto di lavoro".

 

Riteniamo si tratti di un episodio gravissimo e che le lavoratrici protagoniste, che in questi anni si sono formate e professionalizzate nella gestione del museo, vadano assolutamente tutelate perché esse stesse risorsa della comunità. Siamo fortemente preoccupati dell'immagine della città offerta in questo periodo da personale estraneo alla specifica conoscenza delle opere e dei tesori custoditi nel museo cittadino. Facciamo appello al Commissario Prefettizio perché si ripristini il servizio con il reimpiego delle lavoratrici adottando per la ditta aggiudicataria i provvedimenti più opportuni considerato che l'inadempienza degli obblighi contrattuali è fatto gravissimo, soprattutto quando tali inadempienze sono a danno della dignità delle persone e dell'immagine della Città.


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