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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
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Oggi alla Camera.'Le donne che pensano sono sgradite ai partiti!'

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adrianapolibortone20022011392 adrianapolibortone20022011392 Signor Presidente, questa è stata la prima volta in cui ho firmato una mozione che riguarda questo problema. L'ho firmata perché pensavo che non dovessimo parlare mai più del problema delle quote e per un fatto di coerenza con me stessa, perché nel tempo ho fatto una riflessione sulle percentuali di presenza delle donne tra elettorato attivo e passivo. La mia riflessione è consistita solo in questo: mi intrigava pensare che il 52 per cento dell'elettorato attivo composto da donne potesse vedere anche un riflesso nell'elettorato passivo. Sta a noi legislatori individuare le modalità per combinare questo rapporto.
Oggi abbiamo celebrato e stiamo celebrando - in un atmosfera che, come dirò tra breve, non mi è piaciuta assolutamente e non mi sta piacendo, per come si sta svolgendo il dibattito in Assemblea - l'incapacità di noi legislatori di mettere un punto fermo rispetto a un problema che ci stiamo ponendo non da ieri, ma credo da una cinquantina d'anni e che ritualmente, purtroppo, celebriamo in questo benedetto 8 marzo, che faremmo bene a non celebrare più nelle Aule del Parlamento. Credo, infatti, sia veramente un rito del tutto inutile, aggravato ‑ se me lo consentono i colleghi uomini ‑ dalle loro firme, apposte pietosamente in questa circostanza, che, per quanto mi riguarda (capisco che è poca cosa), non sono assolutamente gradite. (Applausi delle senatrici Boldi, De Feo e Sbarbati).
È veramente fuori luogo, è un atteggiamento così paternalistico: vi abbiamo concesso perfino le nostre firme. Per fare che cosa? Per andare a celebrare un rito che continuerà a non servire assolutamente a nulla.
Condivido pienamente quello che ha detto il mio collega, Pasquale Viespoli, e oggi sono qui solo per fare un favore a lui e niente di più: lo dico chiaramente alle colleghe e ai colleghi, se amano sentire. Condivido quanto afferma il senatore Viespoli: nella Commissione affari costituzionali vi è in itinere una legge sul tema.
Se me lo consentite ancora vorrei aggiungere che, forse, nel 2008, quei partiti che impropriamente sono citati in questa mozione hanno avuto tutta l'opportunità di formare un Parlamento costituito per il 50 per cento da donne. Quando mai si è verificata un'opportunità del genere? I partiti hanno deciso di non dare ai cittadini la possibilità di scegliersi democraticamente gli eletti, li hanno scelti loro. È chiaro ed evidente che i partiti siamo noi qui dentro. I partiti sono quelli che hanno nelle mani il potere anche fuori da qui e che hanno deciso che, per gentile concessione, ci doveva essere un certo numero di donne. Oltretutto, se qualcuna di noi ha la disgrazia di pensare un pochino di più non è neanche molto gradita all'interno dei partiti, anzi, se si può espellere è meglio. (Applausi dei senatori Fleres, Sbarbati e Scarpa Bonazza Buora).
L'unica azione positiva - sono quelle che riconosco - in questi ultimi tempi è stata quella del Governo Monti che, devo riconoscerlo, ha affidato il Ministero dell'interno, il Ministero del lavoro e il Ministero di grazia e giustizia a tre donne, alle quali vanno gli auguri migliori e veramente sinceri. (Applausi dei senatori Amato, Sbarbati e Scarpa Bonazza Buora).
Credo, infatti, che, avendo nelle loro mani la giustizia, il lavoro e l'interno potranno condurre veramente un'azione positiva e cambiare - mi auguro - la cultura politica di questo Paese.
Possiamo arrovellarci il cervello per approvare tutte le leggi che vogliamo, ma dobbiamo capire che ci sono donne capaci - convengo con il senatore Giovanardi - non soltanto di diventare magistrati, ma anche di fare politica. Non è detto, infatti, che le donne che fanno politica non siano in grado di farlo.
Ma cosa hanno fatto i partiti fino ad ora per far crescere le donne? Sono una vecchia parlamentare. Me lo ricordo l'emendamento rosa (il 5 per cento dei bilanci dei partiti), perché si doveva seguire, all'interno dei partiti, una linea per far crescere le donne e quindi per migliorare la qualità dell'offerta politica. Credo che nessuno sia mai andato a guardare se nei bilanci dei partiti, effettivamente peraltro, quel 5 per cento sia stato investito in questo modo, perché probabilmente oggi, in assenza dei partiti, che sono in sospensione d'identità, avremmo avuto più donne che, qualitativamente, avrebbero potuto dare molto di più all'interno del Parlamento.
Signor Presidente, so che forse darò un dolore soprattutto al mio Capogruppo, che è persona alla quale voglio decisamente bene, perché ci conosciamo, per fortuna, da tanti anni e viviamo nello stesso tipo di comunità valoriale, che non si è mai interrotta nel tempo, ma è un problema stare in un'Aula nella quale l'8 marzo si celebra solo oggi, nella quale si dovrebbe parlare di donne in fretta e furia perché c'è qualcuno che ha qualche altra cosa da fare, nella quale non si possono fare le dichiarazioni di voto, come è stato stabilito, perché così facciano in fretta. Inoltre sento che gli uomini sono graditi, ma quel tanto che basta (q.b., quanto basta, come nelle ricette) per dire qualcosa. Eppure sono loro che, insieme con noi, dovrebbero fare le leggi, quindi semmai un'assunzione di responsabilità oggi l'avremmo voluta sentire più da loro che da altri.
Ho sentito parlare, cosa assurda, di donne dell'arco costituzionale. Io nel mio animo, consentitemi di dirlo, sono sempre stata missina. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL e del senatore De Angelis). Allora sono fuori dall'arco costituzionale? Penso che siamo tutti nella Costituzione italiana. Penso che tutti rispettiamo gli articoli della Costituzione italiana. Ma di che cosa stiamo parlando? Possiamo fare le battaglie di retroguardia pretendendo di essere numericamente di più nel Parlamento? Ho sentito delle cose veramente assurde. Allora, scusatemi tanto, anch'io avevo firmato questa mozione, ma onestamente non me la sento di sostenerla. Aspetterò che i colleghi e le colleghe in Commissione affari costituzionali, se lo riterranno, facciano il loro dovere. Per quel che mi riguarda, continuerò a fare le mie battaglie politiche, sola o in compagnia, ma certamente con coraggio, (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL e delle senatrici Sbarbati, Poretti e Giai. Congratulazioni).


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