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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
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Parva

Caro Carlo, hai smesso di sognare

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Carlo_Gervasi_Antonio_Marra Carlo_Gervasi_Antonio_Marra Caro Carlo, mi dispiace di dover fare, come al solito, la parte del Bastian contrario, ma nel coro di "plausi rattristati" di chi ti ha sostenuto e, soprattutto, nel tuo ragionare sento che c'è qualcosa di stonato e illogico. Per cui, con la stessa lealtà con la quale ti ho sostenuto, sento il bisogno e il dovere di dirti quello che penso, se me lo permetti, anche in considerazione del fatto che chi ti parla è il più "vecchio" della coalizione.

E cominciamo proprio dal tuo riferimento alla presunzione dell'essere "vecchi". Intanto avresti dovuto accorgerti prima del fatto che saresti, a tuo dire, vecchio per il ruolo, che non ti è caduto dal cielo, ma che da noi tutti ti è stato assegnato e, conseguentemente e coerentemente, avresti dovuto fin dall'inizio declinare l'invito a svolgerlo.
Non puoi accorgerti di essere "vecchio" solo dopo aver perso. E poi, ha ragione Gino Veneziano: non è l'età anagrafica che conta, ma la capacità di sognare. Ci sono tanti giovani, anche in politica, che sono "vecchi" per il semplice fatto che accettano passivamente la realtà che ci circonda, cercando di adeguarvisi e di lucrare su di essa. Se così non fosse, la caduta del muro di Berlino e della nostra impropriamente detta "Prima Repubblica" non sarebbe passata invano, come i fatti stanno a dimostrare. Avremmo avuto una vera "Seconda Repubblica", non una fotocopia peggiorata della prima. La classe politica dal punto di vista generazionale si è rinnovata, ma la corruzione e l'inadeguatezza di essa è aumentata. La politica dei grandi partiti è più inquinata che mai e, a parte alcune voci isolate, è assolutamente incapace di rigenerarsi e migliorarsi. A tutti i livelli stanno sorgendo e affermandosi movimenti di protesta e tentativi di cambiamento dall'esterno e noi, a Galatina, avevamo inventato questa formula della coalizione di liste civiche per combattere la partitocrazia boriosa e corrotta.
Tu stesso avevi pubblicamente dichiarato che con questi partiti non si poteva andare avanti e che occorreva una coalizione di liste civiche. E noi ti abbiamo chiamato a guidare questa coalizione. E tu hai accettato di vivere con noi quest'avventura che, al di là dei risultati, comunque lusinghieri, è stata bella, appagante, genuina; caratteristica, appunto, che contraddistingue una coalizione di normali cittadini che, per voglia di servire, si prestano temporaneamente alla politica. Forse per nostra manchevolezza nella comunicazione, oppure per incapacità di comprensione di una parte degli elettori o per entrambe le cause, non abbiamo vinto. Ma questo non può spegnere la nostra voglia di sognare una società e una politica migliore e la nostra determinazione a lottare per questo.
Se tu hai perso questa voglia, allora sì, sei vecchio e noi ci accorgiamo in ritardo che non avevamo bisogno di te. Cosa dobbiamo pensare, a questo punto, se non che già in cuor tuo avevi deciso tutto senza dirci niente? Mi dispiace dovertelo ricordare, ma nella storia, l'abdicazione all'esercizio del proprio ruolo nei momenti di difficoltà è sempre stato considerato un atto di vigliaccheria. Noi contavamo su di te, tanto da assegnarti il ruolo di leader per guidare, nel bene e nel male, nel successo e nella sconfitta, il nostro progetto e tu ci hai sostanzialmente detto che, se non hai avuto la possibilità di fare il sindaco, il progetto per te non ha più alcun valore. Forse non te n'eri accorto, ma per noi era ed è l'esatto contrario. Certo, con la vittoria sarebbe stato più agevole attuarlo, ma la storia e l'esperienza c'insegna che i cambiamenti non avvengono in modo repentino, bensì attraverso lenti e altalenanti processi di maturazione. A Pavia è accaduto, spero. A Galatina stava per accadere. Bisognava e bisogna insistere. In qualche modo sarà fatto, perché la storia non si può fermare e il progresso nemmeno. Forse più tardi, quando la mia generazione non ci sarà più. Ma non sono i tempi che contano. Non conta che gli attori protagonisti siamo noi. Conta che ciascuno di noi abbia fatto la propria parte, anche piccola, secondo le proprie possibilità. Conta che prima di andarsene non abbia a rimproverarsi di non averci provato. Evidentemente tu non la pensi così e mi dispiace. Avrei gradito saperlo prima.

Avrei gradito, anche, che tu, prima di prendere questa grave decisione ti fossi confrontato con tutti noi. Forse dal confronto e dalle sollecitazioni ti sarebbe venuta l'energia necessaria a continuare con noi su questa strada lunga e faticosa, ma che ha come traguardo quello di contribuire a rendere migliore la società nella quale i nostri figli dovranno vivere, di iniziare finalmente a porre un qualche rimedio agli innumerevoli errori che le nostre generazioni hanno commesso.

Caro Carlo, con questo atto tu hai smesso di sognare. Io no. Con affetto. Antonio Marra


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