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"C'è un tempo per tacere e un tempo per parlare"
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Notizie dal mondo

Pace fatta fra Benetton ed il Vaticano

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Benetton Benetton Questa mattina è stata resa pubblica una Notai di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, relativa alla conclusione della vicenda legale fra la Santa Sede e il Gruppo Benetton per l'uso scorretto dell'immagine del Papa Benedetto XVI nella campagna pubblicitaria "Unhate".
"Venerdì scorso - si legge nel Comunicato di Padre Lombardi - il Gruppo Benetton ha rilasciato una Nota in cui (...) ribadiva 'il proprio dispiacere

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Prestigioso riconoscimento internazionale a Laura De Lorenzis

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laura_delorenzis laura_delorenzis Nuovo riconoscimento internazionale per la professoressa Laura De Lorenzis, associato di Scienza delle costruzioni all'Università del Salento. Si tratta del "Distinguished Young Investigator Award 2012", prestigioso premio conferito ogni due anni dall'International Institute for FRP in Construction (IIFC) a un giovane sotto i 40 anni che si sia particolarmente distinto nella ricerca sui materiali compositi nell'ambito dell'ingegneria civile.

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"Pacem in terris", una lettera aperta al mondo scritta 50 anni fa da Giovanni XXIII

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giovanni-xxiii giovanni-xxiii L'Accademia Pontificia di Scienze Sociali si è riunita in questi giorni a Roma per discutere, durante la sua diciottesima sessione plenaria, del contributo apportato dall'enciclica "Pacem in Terris" alla dottrina sociale della Chiesa, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla sua pubblicazione . Nel pieno apogeo della Guerra Fredda, quando l' opinione pubblica si domandava come affrontare la proliferazione di armi di distruzione di massa, Papa Giovanni XXIII scrisse una "lettera aperta al mondo";

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Caso Emanuela Orlandi. 'In Vaticano nessun segreto ma solo collaborazione'

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Emanuela_Orlandi Emanuela_Orlandi Città del Vaticano, 16 aprile 2012 - Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso pubblica questa mattina una nota sulle affermazioni relative al Vaticano e al caso Orlandi, apparse recentemente sui quotidiani italiani. Emanuela Orlandi, figlia di un dipendente dello Stato della Città del Vaticano e cittadina vaticana, sparì misteriosamente il 22 giugno 1983 all'età di 15 anni. In questi trenta anni la sua scomparsa ha alimentato numerose congetture, dall'intervento dei servizi segreti all'implicazione di Alì Agca, il cittadino turco che attentò alla vita di Giovanni Paolo II, alla partecipazione di gruppi legati alla delinquenza romana. Nel 2006 un programma della televisione italiana ha diffuso una telefonata nella quale si indicava una connessione fra il luogo di sepoltura del capo di uno di questi gruppi criminali con quello di Emanuela Orlandi.
Di seguito riportiamo estratti della Nota di Padre Lombardi, S.I.

"È giusto ricordare anzitutto che il Papa Giovanni Paolo II in persona si dimostrò particolarmente coinvolto dal tragico sequestro, tanto che intervenne diverse volte (ben otto in meno di un anno!) pubblicamente con appelli per la liberazione di Emanuela, si recò personalmente a visitare la famiglia, si interessò perché fosse garantito un posto di lavoro per il fratello Pietro. A questo impegno personale del Papa è naturale che corrispondesse l'impegno dei suoi collaboratori. Il Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato e quindi primo collaboratore del Papa, seguì personalmente la vicenda, tanto che, com'è noto, si mise a disposizione per i contatti con i rapitori con una linea telefonica particolare".

"Come ha attestato (...) il cardinale Giovanni Battista Re - allora Assessore della Segreteria di Stato e oggi principale e più autorevole testimone di quel tempo -, non solo la Segreteria di Stato stessa, ma anche il Governatorato furono impegnati nel fare tutto il possibile per contribuire ad affrontare la dolorosa situazione con la necessaria collaborazione con le Autorità italiane inquirenti, a cui spettava evidentemente la competenza e la responsabilità delle indagini, essendo il sequestro avvenuto in Italia. La piena disponibilità alla collaborazione da parte delle personalità vaticane che a quel tempo occupavano posizioni di responsabilità, risulta da fatti e circostanze. (...) Atteso che tutte le lettere e le segnalazioni pervenute in Vaticano furono prontamente girate al Dottor Domenico Sica e all'Ispettorato di P.S. presso il Vaticano, si presume che siano custodite presso i competenti uffici giudiziari italiani".

"Anche nella seconda fase dell'inchiesta - anni dopo - le tre rogatorie indirizzate alle Autorità vaticane dagli inquirenti italiani trovarono risposta". Come domandato dagli inquirenti, numerose persone furono interrogate in Vaticano, e le loro dichiarazioni furono inviate alle autorità richiedenti. (...) I relativi fascicoli esistono tuttora e continuano a essere a disposizione degli inquirenti. È anche da rilevare che all'epoca del sequestro di Emanuela, le Autorità vaticane, in spirito di vera collaborazione, concessero agli inquirenti italiani ed al SISDE l'autorizzazione a tenere sotto controllo il telefono vaticano della famiglia Orlandi e ad accedere liberamente in Vaticano per recarsi presso l'abitazione degli stessi Orlandi, senza alcuna mediazione di funzionari vaticani. Non è quindi fondato accusare il Vaticano di aver ricusato la collaborazione alle Autorità italiane preposte alle indagini".

"La sostanza della questione è che purtroppo non si ebbe in Vaticano alcun elemento concreto utile per la soluzione del caso da fornire agli inquirenti. A quel tempo le Autorità vaticane, in base ai messaggi ricevuti che facevano riferimento ad Ali Agca – che, come periodo, coincisero praticamente con l'istruttoria sull'attentato al Papa – condivisero l'opinione prevalente che il sequestro fosse utilizzato da una oscura organizzazione criminale per inviare messaggi od operare pressioni in rapporto alla carcerazione e agli interrogatori dell'attentatore del Papa".

"Non si ebbe alcun motivo per pensare ad altri possibili moventi del sequestro. L'attribuzione di conoscenza di segreti attinenti al sequestro stesso da parte di persone appartenenti alle istituzioni vaticane, senza indicare alcun nominativo, non corrisponde quindi ad alcuna informazione attendibile o fondata; a volte sembra quasi un alibi di fronte allo sconforto e alla frustrazione per il non riuscire a trovare la verità".
In conclusione (...) non risulta che sia stato nascosto nulla, né che vi siano in Vaticano "segreti" da rivelare sul tema. Continuare ad affermarlo è del tutto ingiustificato".
"Infine, poiché la collocazione della tomba di Enrico De Pedis presso la Basilica dell'Apollinare ha continuato e continua ad essere motivo di interrogativi e discussioni – anche a prescindere dal suo eventuale rapporto con la vicenda del sequestro Orlandi - si ribadisce che da parte ecclesiastica non si frappone nessun ostacolo a che la tomba sia ispezionata e che la salma sia tumulata altrove, perché si ristabilisca la giusta serenità, rispondente alla natura di un ambiente sacro".
"Per terminare, vorremmo riprendere spunto e ispirazione dall'intensa partecipazione personale di Giovanni Paolo II alla tragica vicenda della giovane e alla sofferenza della sua famiglia, rimasta finora nell'oscurità sulla sorte di Emanuela. Ancor più perché questa sofferenza purtroppo si ravviva al sorgere di ogni nuova pista di spiegazione, finora senza esito. Se le persone che scompaiono ogni anno in Italia e di cui non si sa più nulla nonostante le inchieste e le ricerche sono purtroppo numerose, la vicenda di questa giovane cittadina vaticana innocente scomparsa continua a tornare sotto i riflettori. Non sia questo un motivo per scaricare sul Vaticano colpe che non ha, ma sia piuttosto occasione per rendersi conto della realtà terribile e spesso dimenticata che è costituita dalla scomparsa delle persone – in particolare di quelle più giovani - e opporsi, da parte di tutti e con tutte le forze, ad ogni attività criminosa che ne sia causa".

'Fermiamo le mine antiuomo!' L'appello di Benedetto XVI

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Dim lights "Oggi ricorre la Giornata internazionale per la sensibilizzazione sul problema delle mine antipersona, alle cui vittime, insieme alle loro famiglie, esprimo la mia vicinanza. -ha affermato ieri Benedetto XVI-

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