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Il trattamento delle coppie omosessuali? Omogeneo a quello riservato alle sposate. Lo ha sentenziato la Cassazione

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Cassazione Cassazione ROMA (Reuters) - Le coppie omosessuali non hanno diritto al matrimonio, neanche se riconosciuto da un altro Paese, ma hanno diritto a una vita familiare e in certe situazioni al trattamento riservato alle unioni tra uomini e donne sposati, ha detto oggi la Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno depositato oggi la sentenza 4184, relativa al ricorso presentato da una coppia omosessuale che si è sposata nei Paesi Bassi ma che ambiva al riconoscimento dello status in Italia.

La Cassazione ha respinto la richiesta, spiegando nella sentenza che le coppie costituite da persone dello stesso sesso "non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all'estero", anche se in un paese dell'Unione europea.
Però le coppie gay e lesbiche, hanno scritto i giudici, hanno comunque "il diritto alla vita familiare e a vivere liberamente una condizione di coppia". E pur non avendo oggi tutela legale - visto che il Parlamento non ha mai approvato leggi in materia - devono comunque avere, almeno in "specifiche situazioni", "un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata".
La sentenza della Cassazione è stata accolta positivamente dalle associazioni omosessuali e da vari esponenti del centro sinistra, secondo cui dopo la pronuncia dei giudici serve una legge.
"La sentenza di oggi della Cassazione è importantissima: fa una fotografia della realtà delle coppie lesbiche e gay, stabilendo che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia eterosessuale", ha detto in un comunicato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center.
"Sono parole chiare e nette di fronte alle quali il Parlamento e il Governo sono chiamati a dare una risposta".
Non è la prima volta che i giudici si esprimono sulla questione delle coppie omosessuali, in alcuni casi invitando esplicitamente i politici a legiferare. In una sentenza del 2010 la Corte Costituzionale ha affermato che alla "unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso... spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".
Nel 2007 il governo di centrosinistra approvò un disegno di legge per formalizzare le unioni civili in Italia anche tra persone dello stesso sesso. Ma nel 2008 le elezioni anticipate posero fine al percorso - peraltro travagliato da divisioni interne agli stessi partiti di maggioranza - del ddl. (Massimiliano Di Giorgio) (da http://it.reuters.com)

Mantovano smorza gli entusiasmi
E se i vari esponenti della lobby gay provassero a leggere ciò che ha realmente scritto la Cassazione nella sentenza che provoca tanta gaia esultanza? Sfugge la novità nelle affermazioni della Corte per le quali le coppie omosessuali hanno diritto a "vivere liberamente una condizione di coppia", con un "trattamento omogeneo a quello assicurato alla coppia coniugata". E' piuttosto l'ennesima conferma che l'ordinamento già riconosce ai conviventi, qualunque sia il loro sesso, a legislazione vigente e sulla base di consolidata giurisprudenza, una serie di diritti in tema, per es., di registrazione anagrafica, di tutela della salute (si pensi all'espressione del consenso in quanto convivente more uxorio per un trapianto di organo), di godimento di alloggi popolari, di assistenza, di nomina di un tutore, di risarcimento danni, e così via: per l'appunto, un "trattamento omogeneo", non identico, fra coppia di conviventi e coppia coniugata, senza che vi sia bisogno di alcun pacs o di alcun dico. Se così è, e vorrei essere smentito con dati normativi e giurisprudenziali, l'affermazione che pesa nella sentenza è che due persone dello stesso sesso non possono contrarre matrimonio né far trascrivere in Italia il matrimonio contratto all'estero. E anche questa non è una novità. C'è di che esultare?"


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