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Calvario cateriniano. Il racconto del restauro, la mostra fotografica

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Maria_Prato_fra_Massimo_Tunno Maria_Prato_fra_Massimo_Tunno Già da domenica 18 novembre tutti possiamo ammirare il gruppo scultoreo del Calvario del XVII secolo, tornato nella Basilica di Santa Caterina dopo un lungo e minuzioso lavoro di restauro. Percorrendo la navata laterale destra, l'emozione è grande nel vedere in fondo le tre sculture, Gesù Crocifisso, la Madonna Addolorata e San Giovanni come in un tragico fermo immagine che testimonia, scolpito nel legno, l'ultimo atto della vita di Cristo: la morte per crocifissione dopo un'agonia straziante. Ricordandoci delle condizioni in cui era il Calvario prima del restauro e considerando tutto il tempo che è stato necessario per riportarlo all'originale splendore, viene spontaneo chiedersi quanto lavoro, dedizione, competenza e passione abbia avuto la restauratrice Maria Prato che, proprio per soddisfare tale curiosità, giovedì 22 nella sala della Coltura della Basilica, ha illustrato nei minimi dettagli le varie fasi del restauro iniziato nel 2009.
Con il supporto della documentazione fotografica che negli anni la restauratrice ha arricchito di particolari, siamo venuti a conoscenza di dettagli inimmaginabili dell'opera scultorea di fra' Angelo da Pietrafitta. Dettagli che solo smontando le varie parti sono potuti emergere: il pannello che fa da sfondo al gruppo scultoreo presenta un'apertura, come una porticina che consentiva di vedere la schiena del Cristo martoriata dalle frustate e addirittura, in corrispondenza di una fessura del braccio verticale della croce, si sono scoperte ferite profondissime fino alla scarnificazione. Da questo si deduce che in passato il gruppo scultoreo non era collocato dove noi lo abbiamo sempre visto, ma in una posizione che consentiva ai fedeli di vedere e probabilmente toccare le piaghe di Gesù proprio attraverso quella porticina.
Il 22 scorso, Maria Prato ha raccontato come si è proceduto nel restauro che ha comportato un'accurata pulitura, la disinfestazione da tarli che avevano compromesso parti importanti del gruppo scultoreo, seguita poi da una lunga serie di iniezioni di resina sintetica. Quindi si è proceduto alla stuccatura dei fori dei tarli, la ricostruzione di parti mancanti come alcune dita degli angioletti, del Cristo e di san Giovanni a cui mancava del tutto l'aureola.
In questa fase è stata preziosa l'esperienza e l'abilità del maestro Apollonio Tundo che, sempre in accordo con la Soprintendenza, ha riprodotto fedelmente tutto ciò che il tempo e i tarli avevano cancellato.
Terminata la particolareggiata descrizione delle ultime fasi del restauro, Maria Prato ha espresso la sua grande emozione nel vedere come i fedeli in Basilica si siano subito riappropriati dell'opera d'arte restaurata, facendola ritornare quella che è sempre stata: un elemento di culto forte a cui i galatinesi sono molto affezionati.
Il gruppo scultoreo rimarrà nell'attuale collocazione, che consente di vederlo da vicino, fino a Pasqua, lo si può ammirare insieme alla mostra fotografica che illustra appunto le varie fasi del restauro.


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