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Don Antonio Terlizzi. "Un prete di strada" è tornato alla casa del Padre

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E' scomparso don Antonio Terlizzi. I funerali si svolgeranno domani alle ore 17 a partire dalla chiesa del Cuore Immacolato di Maria. Nell'ottobre del 2010 don Antonio accettò di essere intervistato per "in...Dialogo", il mensile della Parrocchia San Sebastiano. Quello che segue è il risultato di un incontro intenso e stimolante.
  “Sei proprio un prete di strada! Ero appena arrivato alla Madonna della Luce, dopo quasi trent'anni al Cuore Immacolato di Maria, ed una parrocchiana, incontrandomi, mi salutò così”. Sorride don Antonio Terlizzi, 78 anni, mentre ricorda questo episodio che “riassume -dice- la mia idea della missione sacerdotale”. “Mi piacerebbe -aggiunge- che diventasse il mio epitaffio. Non sono mai stato un prete del fare, nel senso materiale del termine. Ho guardato alle anime. La parola è stato il mio strumento. Ho incontrato tutti sempre, ovunque, in chiesa, in piazza, nelle vie della città. La benedizione delle case per me non è mai stato un semplice rito ma l'occasione per conoscere le persone che le abitavano”.
Una bandiera a stelle e strisce sembra quasi garrire sulla sua scrivania. Che ci fa qui un vessillo degli Stati Uniti? “E' il ricordo del mio ultimo viaggio in America. Ci sono stato tre volte. Ho girato molto nella mia vita. Sono andato perfino nell'Unione sovietica e ricordo ancora le facce tristi dei bambini affamati che ci venivano incontro quando scendevamo dalla corriera. Erano gli anni settanta. I preti non erano ben visti oltre cortina. Per farmi passare la frontiera il Commissario mi fece un passaporto con la foto in abiti civili con tanto di giacca e cravatta. Glielo restituii al mio ritorno. Ho ancora negli occhi le cascate dell'Iguazù che dividono l'Argentina dal Brasile. Per me sono le più belle del mondo.
Ora che non sono più parroco e, per giunta ammalato, mi mancano le persone e i miei viaggi”.
Un velo di tristezza scende sul volto di don Antonio, presbitero da cinquantacinque anni. Si tocca le gambe “che si gonfiano sempre -sospira- da quando mi hanno tolto le due safene per farmi tre by-pass alle coronarie”.
“Trascorro le mie giornate leggendo la Bibbia ed il giornale, proprio come ho sempre consigliato di fare ai miei fedeli. Ho anche imparato a cercarmi le notizie su internet”.
Quanto tempo è passato da quel giorno in cui un giovane prete, nato a Santo Spirito, fu mandato in Chiesa Madre a fare il viceparroco prima di monsignor Salvatore Podo e poi di don Pippi Tundo! Era fresco di studi teologici a Molfetta ed aveva insegnato per quattro anni ai seminaristi di Otranto.
L'uomo è provato nel corpo ma la stretta di mano è sempre la stessa di quel giovane assistente di Azione Cattolica che, già negli anni sessanta, sapeva usare, al momento giusto, gli “strumenti giusti per farsi ascoltare da tutti”.

(Ringraziamo la direzione di "In...Dialogo" per avere acconsentito alla pubblicazione su galatina.it)


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