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Niente giudizio per direttissima per la domestica galatinese accusata di furto. Dubbi sulla flagranza del reato

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comproorojpg immagine di repertorio comproorojpg immagine di repertorio Cinzia Vergine, giudice delle indagini preliminari, ha confermato, ieri, il suo arresto ai domiciliari ma la ha anche autorizzata ad uscire da casa per esigenze di famiglia. Antonia Antonica (il nome non era stato diffuso dalla Polizia di Galatina ma è apparso sui quotidiani a stampa) non verrà, comunque, giudicata per direttissima. "Vogliamo vederci chiaro perché in tutta la vicenda c'è qualcosa che lascia perplessi" –dice Carlo Gervasi, suo avvocato difensore. La donna è accusata del furto di preziosi in casa di una signora presso cui svolgeva lavori domestici. Secondo il Commissariato galatinese sarebbe stata colta in flagranza di reato. Nella sua borsetta sono stati trovati dagli agenti un paio di orecchini ma, al momento del ritrovamento l'arrestata non era presente. Antonia Antonica avrebbe chiesto, infatti, il permesso di assentarsi dal luogo di lavoro (ed era mancata per circa 25 minuti) per sbrigare una commissione con il padre). Andando via aveva lasciato la sua borsa sulle scale. Al suo ritorno ha trovato gli agenti ad attenderla. A quanto sembra gli orecchini erano ben visibili dall'esterno della borsetta.
"La mia cliente è molto scossa –dice l'avvocato Gervasi- e non ricorda neanche il nome della persona nella cui casa faceva le pulizie. Ci è andata tre o quattro volte". Il pubblico ministero Paola Guglielmi che ne aveva disposto l'arresto sarebbe stata informata del fatto che la Antonica aveva confessato il furto.
Da ricostruire con esattezza secondo il legale è anche la vicenda della collanina d'oro con crocifisso venduta, per 765 euro, dalla accusata, ai primi di ottobre, ad un 'compro oro' che dista un centinaio di metri dalla sua abitazione. Lei sostiene che sia di sua proprietà.
Sono, dunque, numerose le domande a cui la settimana prossima gli inquirenti e l'avvocato difensore tenteranno di rispondere prima di giungere al processo.

 


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