Il maresciallo Alessandro Todaro lascia Galatina per Beirut

Stampa

Alessandro_Todaro_maresciallo Alessandro_Todaro_maresciallo Il comandante della Stazione dei carabinieri M.A.sUPS, Alessandro Todaro, lascia Galatina per un incarico più prestigioso presso l'Ambasciata italiana a Beirut. La notizia è oramai ampiamente diffusa ed egli stesso, con la galanteria che lo ha sempre contraddistinto si è premurato di informare tutti, vicini e lontani, cittadini galatinesi ed amici, in modo particolare, del suo trasferimento che dovrebbe avvenire domani.

La sua permanenza nella nostra città, lo ha visto dedito al dovere ed impeccabile nelle sue azioni di comando avendo sempre a cuore, uomo di Stato, la Repubblica e la "gente comune" di cui amava contornarsi e nei confronti della quale, discreto sempre e generoso, mai lusinghiero, si spande senza riserve.
L'abnegazione all'Arma, della quale orgogliosamente egli si fregia, ha fatto di Alessandro un esempio per tutti, specialmente per quella miriade di giovanissimi che in cerca di occupazione hanno abbandonato la loro famiglia proiettandosi verso quel mondo, il suo, fatto di coercizioni, privazioni e rinunce, e il suo radicale e concreto attaccamento al dovere gli ha procurato apprezzamento, collaborazione e solidarietà oltre ogni limite senza tener di conto tutte quelle estrinsecazioni di vera amicizia che oggi stanno venendo alla ribalta alla notizia del suo cambiamento di sede.
Ma se, dunque, Alessandro, a fatica, si è costruito intorno un mondo alla sua portata e la gente, che rappresenta quel mondo, è così rammaricata per il suo allontanamento perché allora andare via e rimanere sordo a tutte quelle "voci" che qui lo reclamano e a tutte quelle manifestazioni di affetto che tant'altri come lui agognano ma invano?
Il Bene supremo non lo si raggiunge percorrendo vie facili e spianate ma quelle irte ed ardue, e per poterle superare c'è bisogno di uomini, coraggiosi e decisi, pronti a tutto perfino al sacrificio personale e il comandante Todaro impersona uno di questi uomini. Alessandro è il soggetto capace di far storia, valente a combattere il male e far rifulgere il Bene perfino là dove quest'ultimo giace negletto sotto la maschera del convenzionalismo, dell'ignoranza, dell'ipocrisia, della finzione e tant'altro ancora, chi più ne può più ne aggiunga.
Alessandro è l'uomo che opera nell'ombra lontano dagli strombazzamenti che stralunano e rendono inefficace colui che si è prefisso di stanare il male e relegarlo per non più nuocere; è l'uomo saggio che intuisce dove s'annida l'ingiustizia e impavido l'affronta e ne piega i suoi insani propositi; è un buono che non fa chiasso, che non ama i primi posti ma che spesso, per volere dei suoi superiori, calca le cattedre e folle silenti pendono dal suo dire che genera azione e vigore.
Alessandro è un uomo che ama la famiglia dalla quale si stacca presto la mattina e a tarda sera torna a salutarla perché al primo posto nella sua vita pone il dovere a servizio del cittadino che, sornione da parte sua, non s'accorge nemmeno di quest'uomo che come tanti suoi simili sacrifica ogni suo bene, e per di più ogni giorno, per avere in cambio poco se non nulla. Per tutto questo è giusto che lui debba partire.
Facendomi portavoce del "coro" di tutti quegli amici che lo hanno frequentato, mi arrogo il diritto di dirgli che condivido, e condividiamo, la sua scelta e che non possiamo fare altro che augurargli di continuare ad essere un eccellente carabiniere, e continuare a lavorare con la stessa alacrità di sempre in quella contraddittoria terra fragilissima e lontana dove un crogiolo di religioni la martorizzano e rendono gli uomini servi del male e del fanatismo.
Possa tu essere un novello esempio di fratellanza e possa la tua stella continuare a rifulgere.
Il nostro non è un addio ma un arrivederci ed un impegno a tenerci costantemente vicini, per cui in coro ti diciamo «Non perdiamoci di vista».